C’ho…cosa? Che vuol dire?
“C’ho caldo”, l’abbiamo detto tutti almeno una volta nella vita. Ma anche altre frasi che avevano come verbo c’ho, c’hai, c’abbiamo eccetera. Però, è bene ricordarlo, sono tutte errate! Il verbo “averci” non dovrebbe essere utilizzato così. Vediamo un attimo.

“C’ho caldo, c’hai fame, c’abbiamo la macchina”. A tutti sono sfuggite frasi del genere, anche se, ammettiamolo, sbagliavamo. È una tipologia di verbo che però è da sempre nella lingua parlata italiana, in particolare nel Lazio.
La particella ci in questo caso è desemantizzata: averci, in realtà, in italiano è assolutamente corretto, se utilizzato nel contesto giusto. Per esempio, la frase “ci ho sperato” oppure “ci ho vissuto”: in questi casi, il ci ha la funzione di preposizione e quella locativa.
Ma da dove arriva la formula errata? Ha un’origine certa?
Tutta colpa del romanesco
Il verbo avere, nel senso di possedere, declinato con il ci dovrebbe avere origine dal dialetto romano. Per esprimere il concetto di possedere, infatti, viene utilizzato il verbo composto avecce coniugato come avé, ma con la particella attualizzante atona č [t͡ʃ] (comunemente scritto c’ho, c’hai, c’ha, eccetera).
Ecco scoperto l’arcano: è in realtà una forma dialettale del verbo avere, assolutamente corretta a Roma, ma non nel resto di Italia.
sicuramente non smetteremo di utilizzare il ci in questo modo, anche perché è un bellissimo rafforzativo di senso e del suono! Però ricordiamoci di non utilizzarlo in contesti in cui bisogna tenere una lingua più sorvegliata.
Rossana Pasian