La fantastica storia del treno 9320
Vorrei potervi raccontare una bella favola, invece è un incubo: ormai da settimane il treno 9320, Milano Centrale-Torino Porta Nuova è perennemente in ritardo di 20, 30, 60 minuti ogni giorno, rendendo molto difficile la vita dei pendolari.

Migliaia, anzi milioni di persone ogni giorno viaggiano in treno per arrivare al lavoro. È sicuramente un mezzo molto comodo, che permette anche di sfruttare il tempo del viaggio per occuparsi di qualcosa (seguire corsi online, leggere un libro, scrivere un libro eccetera…).
Ma purtroppo ci sono dei lati negativi: il ritardo è sempre dietro l’angolo, e a volte tornare a casa diventa un’avventura travagliata. E ci sono delle volte dove il destino di accanisce sui pendolari.
Partiamo da Milano… forse
Quando scrivo è l’11 maggio 2022. Da qualche settimana il treno 9320 di Trenitalia, in particolare nella tratta Milano-Torino, molto frequentata da tantissimi pendolari ogni giorno, registra ritardi di 20, 30 o addirittura 60 minuti ogni giorno.
Questo significa che decine e decine di persone ogni giorno non sanno a che ora arriveranno a casa, che probabilmente decideranno di mangiare una pizza o un panino seduti in un bar in solitudine o a terra (perché Milano Centrale ha pochissime panchine, sempre occupate). Persone che fanno compulsivamente il refresh dell’app dell’orario treni, nella speranza che il ritardo venga almeno un poco recuperato. Ma che, soprattutto, avranno un pensiero: quello di aver pagato un abbonamento per un servizio scadente.
Le cause dei ritardi
A volte le cause dei ritardi non sono chiare. Al desk dicono che c’è stato un investimento, e contemporaneamente arriva un SMS che avverte che il treno prenotato è in forte ritardo a causa di un problema tecnico. Un giorno è colpa di un rallentamento sulla linea, un altro di traffico ferroviario, di un guasto elettrico, di un guasto informatico, di quello e di quell’altro.
Sembra che ogni giorno ce ne sia una diversa, ma il dramma rimane lo stesso: persone che non sanno quando arriveranno dalle proprie famiglie. Una volta ho sentito uno dei pendolari dire al telefono che anche quel giorno non sarebbe riuscito a mangiare coi propri figli, e di dar loro un bacione. Un’altra volta, una signora era preoccupata perché sarebbe arrivata in ritardo di nuovo dai suoi genitori anziani. C’è stato quello che chiedeva scusa alla fidanzata, ma doveva saltare il loro appuntamento a causa del ritardo del treno. Una ragazza che non riusciva a essere presente per un’intervista serale. Una signora, addirittura, ha detto di aver “vinto” 100 euro di taxi perché altrimenti non sarebbe mai tornata a casa, fuori Torino, a causa del ritardo.
Insomma, le storie di vita di inseguono; resta in comune la forte amarezza di persone che ogni giorno vivono lo stesso incubo.
Trenitalia aiutaci tu
Al desk le ragazze e i ragazzi non sanno più cosa dire, né come consolarti. Tutte e tutti molto gentili, ma il disagio arrecato dal ritardo non è sempre giustificabile. Ritardi del genere, tra l’altro, nuocciono ai pendolari, ma anche a Trenitalia stessa: pioggia di reclami (io stessa ho iniziato a inviarne uno al giorno), richieste di rimborso, costi per portare a casa le persone (come la signora che aveva vinto i 100 euro di taxi di cui sopra).
È normale che molti si scaldino, e inizino a pensare che forse hanno ragione quelli che non pagano il biglietto, “tanto per un servizio così scadente perché dovrei pagare?” molti commentano. Ma è la soluzione? Probabilmente no, ma in ogni caso i viaggiatori non sono solo biglietti e abbonamenti pagati, ma persone che hanno una loro vita, cose da fare, impegni da mantenere.
Non possono vivere sull’orlo del ritardo di un treno.
Rossana Pasian