Uno sguardo sull’Egitto contemporaneo: “Una birra al circolo del biliardo”

Unico romanzo di Waguih Ghali, Una birra al circolo del biliardo mostra l’Egitto che non ti aspetti: siamo catapultati del periodo della crisi di Suez, in un mondo fatto di rampolli che non parlano arabo, ma solo inglese e francese. Un paese che sembra lontano, ma forse non così tanto.

il cairo

Waguih Ghali è stato uno scrittore egiziano nato tra il 1927 e il 1929 (non esiste una data certa) in Egitto, morto suicida nel 1969. Ha trascorso buona parte della sua vita in Europa, per sfuggire alle persecuzioni politiche del governo egiziano. Ha scritto più che altro essay per il giornale britannico The Manchester Guardian (oggi The Guardian), più questo unico romanzo, Una birra al circolo del biliardo, scritto in inglese e pubblicato nel 1964.

La trama racconta la storia di Ram, un rampollo della Cairo bene, dove si parla francese e inglese, cristiano copto, impegnato a frequentare circoli, bere molto e giocare d’azzardo. Disgustato dalla guerra che si sta consumando in quegli anni con la crisi di Suez, Ram, insieme all’amico Font e all’amata Edna, ebrea egiziana, si rifugia nella letteratura e nella politica, e sogna l’Inghilterra. Il viaggio con i due nel paese ex-colonizzatore dell’Egitto si rivelerà però fatale, perché lo lascerà per sempre spaccato in due e non più in grado di riprendersi pienamente.

Il “Grand Tour” fallimentare

…Io e Font Partimmo per Londra. Per l’Europa tanto sognata, per la “civiltà”, la “libertà di parola”, la “cultura”, la “vita”. Quel giorno partimmo e non saremmo più tornati, anche se adesso siamo di nuovo qui.

Il Grand Tour era un viaggio che veniva fatto dai ricchi rampolli delle famiglie inglesi nell’Europa continentale, in particolare tra il XVII e il XIX secolo. Non aveva delle tappe precise, ma tendenzialmente l’Italia era sempre presente tra le mete scelte. Ram, Font e Edna, invece, fanno un po’ l’inverso: partono dal continente (africano) per approdare in Gran Bretagna, a Londra, per scoprire, soprattutto Ram e Font, le “meraviglie” della vita occidentale.

Questa sorta di “Grand Tour”, però, si rivela fallimentare, perché gli amici si ritrovano in un posto diverso da come lo avevano immaginato, e soprattutto non riescono a integrarsi pienamente, portandosi dietro la propria “egizianità”. Ram non sarà più in grado di rispondere alla domanda “chi sono?”, e prenderà una via pericolosa, fatta di alcol e vizi, senza concludere mai nulla.

Secondo la scrittrice Diana Athill, che mi trova d’accordo, Una birra al circolo del biliardo, può essere definito un classico della letteratura di immigrazione. Infatti, Ram, pur tornando nel suo paese, rappresenta bene il sentire dei giovani immigrati in un paese diverso: essere spaccati in due, non sentire più di avere un’identità definita in modo preciso, non riuscire più a essere né pienamente quello del paese d’origine, né pienamente uno del paese di adozione. Questo porta Ram su una brutta strada, portandolo a scelte molte volte pericolose.

cover una birra al circolo del biliardo

La politica sempre presente

Altro grande tema del romanzo Una birra al circolo del biliardo è la politica, in particolare la situazione in Egitto. Come dicevamo all’inizio, la storia è ambientata durante la crisi di Suez, quindi intorno alla metà degli anni Cinquanta. Si tratta di un conflitto che nel 1956 fu determinato dall’occupazione militare del canale di Suez da parte di Francia, Regno Unito e Israele, a cui si oppose l’Egitto. La crisi si risolse quando l’Unione Sovietica minacciò di intervenire al fianco dell’Egitto e degli Stati Uniti. A quel punto britannici, francesi e israeliani, temendo l’allargamento del conflitto, si decisero al ritiro.

Questo conflitto fa da sfondo al viaggio di Ram, il quale è affascinato dall’Inghilterra, e dall’Occidente in generale, ma allo stesso tempo lo aborra per la sua tendenza all’essere sempre colonizzatore. Ed è anche per questo che il protagonista perde se stesso: deve combattere l’Occidente, oppure può esserne amico? Inoltre, la famiglia di Ram è già di per sé molto “occidentalizzata”: parlano inglese e francese, disdegnano i fellah, cioè i contadini arabi di bassa estrazione, e vivono nel lusso. Già loro sono abbastanza lontani dall’Egitto popolare, quello vissuto dalla maggior parte della gente: per Ram è praticamente impossibile trovare una sua identità.

Tra l’altro, questo romanzo è stato riscoperto dai giovani egiziani nel 2011, nel pieno della primavera araba, perché hanno ritrovato i loro stessi turbamenti e disillusioni, e vi hanno visto dei parallelismi con la situazione contemporanea. Lo stesso autore Waguih Ghali è stato un dissidente, tanto da dover vivere in esilio in Europa dal 1958 fino alla sua morte nel 1969.

Si tratta di un romanzo, in conclusione, che ci apre uno spiraglio per guardare l’Egitto contemporaneo da più vicino: le sue incongruenze, le sue bellezze, il melting pot che in realtà è la sua popolazione, il suo modo di affrontare la storia eccetera.

Buona lettura!

Rossana Pasian

  • Autore: Waguih Ghali
  • Titolo: Una birra al circolo del biliardo
  • Casa editrice: Francesco Brioschi Editore, edizione 2019
  • Titolo originale: Beer in the Snooker Club
  • Traduttrice: Ada Arduini
  • Lingua originale: Inglese
  • Prima edizione originale: Andre Deutsch publishing house, 1964

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