Questione di ciclicità: riti e guerre

In The Waste Land, T.S. Eliot cita Milazzo, Mylae in latino, antica città della Sicilia teatro di diverse guerre del passato e della contemporaneità. Essa rappresenta, in effetti, tutte le guerre e la loro ciclicità: hanno forse sostituito i cicli dei riti di fertilità?

Mylae era l’antico nome di Milazzo, città della Sicilia settentrionale, in cui nel 260 a.C., nel corso della prima guerra punica, i romani vinsero i cartaginesi distruggendone la flotta, e iniziando così a costruire la loro egemonia commerciale sul Mediterraneo. Questa città viene citata nel poemetto The Waste Land scritto da T.S. Eliot, proprio in riferimento alla guerra, non solo quella tra romani e cartaginesi. Il passo in questione recita:

Stetson! You who were with in the ships at Mylae!

Lo Stetson è un tipo di cappello americano utilizzato dall’esercito statunitense dal 1865, e inoltre indossato spesso da Ezra Pound, tanto che molti critici hanno visto in questo nome un riferimento all’amico. Il personaggio chiamato Stetson, comunque, può rappresentare un soldato americano contemporaneo a Eliot, ma che viene inserito dal poeta nel contesto di un’antica guerra combattuta in Italia, in un periodo in cui addirittura non era ancora stata scoperta l’America.

La guerra è il rito di fertilità del contemporaneo

Il riferimento alla guerra punica però non è affatto assurdo come sembra, poiché “in tutto il poemetto piani temporali assolutamente divaricati convergono in un’unica prospettiva di comprensione e di interazione […] è la relativizzazione del ‘metodo mitico’”[1]. Inoltre si può dire che questo verso rimanda a due episodi importanti, uno storico e uno interno all’opera.

Dal punto di vista storico, la battaglia di Milazzo può essere definita come un doppio della Prima Guerra Mondiale appena conclusasi e di tutte le guerre combattute dall’uomo fino a quel momento; in questo modo il poeta afferma che le guerre, oltre a essere cicliche come lo erano i riti di rinascita, e quindi rappresentano il momento della morte nei rituali, sono però nel contemporaneo portatrici di sterilità, come si è visto con l’episodio di Lil nella seconda sezione.

Come riferimento interno, invece, il verso può ricordare la “death by water” del Phoenician sailor: i cartaginesi, quindi i coloni fenici dell’attuale Tunisia, vengono sconfitti in una battaglia navale, trovando dunque la morte in acqua, anticipando ciò che poco prima Madame Sosostris aveva previsto.

Testo tratto dalla tesi di laurea triennale di Rossana Pasian “Dialoghi mitici tra T.S. Eliot e Cesare Pavese, anno accademico 2012/2013, Università degli Studi di Torino.

[1] Alessandro Serpieri in T.S. Eliot, La terra desolata, Milano, ed. BUR, 1922 (reprinted 2007), p.104.