“Tre piani” tra Eshkol Nevo e Sigmund Freud
Arnon, Hani e Dovra sono i tre narratori di Tre piani, romanzo dello scrittore israeliano Eshkol Nevo. I tre piani sono quelli che compongono la palazzina in cui vivono i personaggi, ma sono anche quelli della psiche umana della teoria freudiana, Es, Io, Super-io. Scopriamo allora i “tre piani” tra Eshkol Nevo e Sigmund Freud.

Es, Io e Super-Io: sono le tre istante della personalità secondo Freud, i tre piani della psiche umana. L’Es è l’istanza psichica che contiene, secondo il padre della psicologia, quelle pulsioni di carattere erotico, aggressive e auto-distruttive innate nell’umano; l’Io ha il compito di mediare pulsioni ed esigenze sociali; infine, il Super-Io è l’insieme di modelli comportamentali, oltre che di divieti e comandi, interiorizzati dalla persona, e rappresenta un ipotetico ideale verso cui il soggetto tende con il suo comportamento. A ognuna di queste istanze psichiche corrisponde un piano della palazzina dove vivono i protagonisti di Tre piani, romanzo del 2015 di Eshkol Nevo.
Tre famiglie con tre storie molto differenti tra di loro, ma tutte segnate da una sorta di tragicità e da qualche segreto che fa scricchiolare l’apparente perfezione borghese di questo quadretto della provincia di Tel Aviv.
Una prosa cruda e lineare, con tre narratori in prima persona differenti, che parlano a interlocutori differenti raccontando la propria vicenda.
Primo piano: Arnon
Arnon è il padre di Ofri e Yaeli, sposato con Ayelet, donna che ama alla follia. Spesso, la coppia lascia Ofri a casa dei dirimpettai anziani Ruth e Hermann, il quale però sta mostrando i primi sintomi dell’Alzheimer. Proprio quest’ultimo, un giorno, “rapisce” Ofri scatenando la furia e i peggiori istinti di Arnon, perché convinto che non sia stato confuso dalla malattia, ma ci sia dell’altro. Per arrivare alla verità, compie gesti impensabili per lui.
Arnon racconta di persona la vicenda, e tutto il seguito, a un suo vecchio amico che rimane senza nome. L’uomo cerca di giustificare ogni sua azione, affermando che è stata fatta solo per amore verso la sua famiglia. Riuscirà a redimersi?
Il che per inciso dimostra che non si può mai sapere cosa succede dietro una porta blindata.

Secondo piano: Hani
Hani è una giovane madre di due bambini, il marito Assaf è perennemente in viaggio per lavoro, infatti è soprannominata “la vedova”. La donna ha qualche lieve problema mentale, sente voci e ha allucinazioni visive ogni tanto, probabilmente un’eredità della madre. Un giorno si presenta a casa, inseguito dalla polizia per aver compiuto una truffa immobiliare, il cognato Eviatar; pur sapendo che il marito non sarebbe d’accordo, lo ospita fin tanto che Assaf non ritorna dall’ennesimo viaggio di lavoro. Per Hani, distrutta dalla maternità, Eviatar è una boccata di aria fresca: finalmente non è più sola, c’è qualcuno che l’aiuta con i bambini e le faccende di casa.
Ma tutto questo sta capitando davvero? Non è frutto dell’immaginazione del suo Io? Il terrore che l’incontro e la permanenza di Eviatar siano stati solo un’altra allucinazione visiva la spingono a raccontare tutto per lettera alla sua migliore amica che vive all’estero, sperando di non essere giudicata troppo duramente da lei per quello che (forse) è accaduto.
Mi sono fermata a rileggere quello che ho scritto fin qui, e improvvisamente ho notato ce tutto è ritmato dal tre, le fasi sono quasi divise in tre parti, quasi sempre tre esempi. Sarà perché mi sono trovata a far parte di un triangolo? Se fai parte di un triangolo finisce che tutto quel che succede al mondo ti si divide in testa per triangoli?
Terzo piano: Dovra
Dovra è una giudice in pensione, vedova, che non ha contatti con il figlio Arad da anni. Un giorno viene a sapere di una manifestazione a Tel Aviv di giovani, e decide di andare. Lì viene a contatto con un mondo molto diverso da quello che lei e il marito, anch’egli giudice, si erano costruiti, fatti di una morale e un’etica impossibili, una disciplina ferrea da cui non era possibile sgarrare. Dovra scopre che si può vivere senza giudicare, ma per lei è dura: a causa di questo stile di vita, ha perso i contatti con il figlio. Alla manifestazione incontra Avner, un agente dei servizi segreti in pensione, che la porterà, un po’ forzandola, a vedere il mondo sotto una nuova luce.
Dovra racconta tutto a una vecchia segreteria telefonica, come se parlasse con il marito defunto, che è sempre stato la sua coscienza. Spiega e racconta, e alla fine lo lascia andare, dopo una vita in cui il solo pensiero di non essergli accanto era impossibile, anche se fatale.
I tre piani dell’anima non esistono dentro di noi. Niente affatto! Esistono nello spazio tra noi e l’altro, nella distanza tra la nostra bocca e l’orecchio di chi ascolta la nostra storia.
Non mi resta che augurarvi buona lettura!
Rossana Pasian
Se vuoi saperne di più…
- Eshkol Nevo parla alla RAI del libro: https://bit.ly/2TgCnZT
- Il trailer del film tratto da Tre piani, diretto da Nanni Moretti: https://youtu.be/TRFQaCJm8h0
Carta d’identità del libro
- Autore: Eshkol Nevo (אשכול נבו)
- Titolo: Tre piani
- Casa editrice: Neri Pozza Editore, 2017
- Titolo originale: שלוש קומות
- Traduzione: Ofra Bannet e Raffaella Scardi
- Lingua originale: Ebraico
- Prima edizione originale: הוצאת כנרת, זמורה-ביתן, 2015