La guerra contro l’utilizzo errato del “piuttosto che”

Ho una brutta notizia: non potete in alcun modo utilizzare “piuttosto che” in luogo di “oppure”, né parlando né scrivendo. Molti stanno combattendo contro l’utilizzo errato del “piuttosto che”, ma la battaglia è ancora lunga.

guerra contro uso errato del piuttosto che

Quante volte avete sentito frasi del tipo “al supermercato ci sono tante varietà di verdure, piuttosto che di carne, piuttosto che di pesce, piuttosto che di formaggio”? Sicuramente sì, partendo dai giornalisti e presentatori in televisione e radio, fino ai colleghi e agli amici. Sembra una forma più sofisticata rispetto ai semplici “o” e “oppure”. C’è solo un piccolo problema: è sbagliatissima!

L’utilizzo del “piuttosto che” con valore disgiuntivo non è in alcun modo accettato dalla grammatica italiana, eppure continuamente lo sentiamo. La locuzione ha un unico significato, quello di “anziché” e “invece di”, cioè ha solo valore avversativo (cioè esprime opposizione e contrasto) e comparativo.

Io (ma non sono sola) sto conducendo una mia personale guerra contro l’utilizzo errato del “piuttosto che”. Invano, devo dire.  

Le origini dell’errore

Ma da dove arriva questo uso improprio e perché dilaga a macchia d’olio? L’utilizzo disgiuntivo (cioè correlare due elementi dove uno esclude l’altro) è nato molto probabilmente nella parlata del Nord Italia, in particolare Lombardia, a partire dalla metà degli anni Novanta del Novecento, non all’interno del linguaggio popolare, ma in quello medio-alto.

Ciò ha legittimato questo uso, perché inconsapevolmente si tende a imitare un tipo di linguaggio più vicino o che si sente caratteristico dei ceti più “elevati” e maggiormente acculturati. Solo che in questo caso di cultura grammaticale ce n’è poca.

Il problema del non comprendersi

Questo errore si trascina con sé un grosso problema: rischia di rendere il dialogo incomprensibile tra interlocutori. Vediamo perché: se Tizio dice “potrei andare a Roma in auto piuttosto che in treno”, Caio capisce che Tizio preferisce andare a Roma in auto; ma se Tizio è un cattivo utilizzatore della locuzione, in realtà voleva intendere che non c’era differenza tra il viaggiare in treno o in auto.

Questo esempio era abbastanza innocuo e banale, ma una tale ambiguità comunicativa rischia di creare fraintendimenti ed equivoci. A me personalmente è successo di dover stare qualche secondo in più nel cercare di capire il senso di una frase del genere

È perciò molto importante utilizzare nella giusta maniera e secondo grammatica le locuzioni della nostra lingua: lo scopo del linguaggio è quello di farsi capire dagli altri e veicolare un messaggio; se due interlocutori non sono in grado di capirsi, si perde il senso stesso della comunicazione.

Rossana Pasian

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