Ricordi di guerra: “Fronti e frontiere” di Joyce Lussu
I ricordi di guerra appartengono a tutte le famiglie, almeno in Italia. Alcuni sono più avventurosi, altri più drammatici, altri ancora, a distanza di anni e perché ormai se ne conosce il finale, fanno addirittura sorridere. Joyce Lussu ha voluto raccogliere alcuni dei suoi nel suo libro Fronti e frontiere: uno scritto che è contemporaneamente romanzo, biografia e diario, e dove le donne sono protagoniste.

Joyce Lussu, pseudonimo di Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti, (1912-1998) è stata una partigiana, scrittrice e traduttrice italiana, con sangue britannico per parte di madre. È stata una donna coltissima, bilingue italiano e inglese, parlava perfettamente anche tedesco e francese. Nel 1934 sposò il possidente fascista Aldo Belluigi, con cui va a vivere in Kenya. Il matrimonio durò solo un paio di anni, dopodiché Joyce iniziò a girare per l’Africa, scoprendo e studiando il dramma del colonialismo. Insieme con il fratello Max, che durante la Seconda Guerra Mondiale divenne ufficiale dell’esercito britannico, Joyce entrò a far parte del movimento Giustizia e Libertà e nel 1938 incontrò Emilio Lussu, che divenne poi suo marito e con cui ebbe un figlio, Giovanni.
Joyce Lusso scrisse molto, ma qui vorrei concentrarmi su uno dei suoi primi testi pubblicati: Fronti e frontiere, pubblicato per la prima volta nel 1946 e oggi distribuito dalla casa editrice Abbot. Una storia di fuga, dove Joyce ed Emilio lavorano senza sosta per mettere in salvo se stessi e i loro amici dai fascisti, attraverso la creazione di documenti falsi e l’attraversamento più o meno illegale delle frontiere.
È proprio vero che la patria è un’idea, e che la razza non ci ha nulla a che vedere.
La presenza delle donne

La storia inizia in una Parigi che sta per essere occupata dall’esercito nazista. Joyce ed Emilio Lusso erano lì residenti nel 1940, e si vedono costretti a scappare in quanto noti anti-fascisti italiani. Da lì, inizia un lungo pellegrinaggio nell’Europa della Seconda Guerra Mondiale, un percorso fatto di pseudonimi, documenti falsi, rischi quasi mortali, lotta nelle retrovie… fino a tornare in Italia, per unirsi ai partigiani.
Il viaggio della nostra partigiana passa per Marsiglia, la Spagna (da qualche anno sotto il regime fascista di Francisco Franco), Lisbona e il Portogallo, l’Inghilterra, poi di nuovo la Francia… e infine l’Italia. Joyce Lussu mette su carta quasi tutti i passaggi degli anni che vanno dal 1940 al 1945, saltando quasi tutto il periodo del 1944-1945, cioè la parte di guerra civile in Italia. Decide di concentrarsi sul viaggio e sulle figure che incontra sul suo cammino, positive e negative.
Tra queste, uno spazio particolare hanno le donne. Non perché abbiano un ruolo più centrale rispetto agli uomini, o perché si racconta la guerra solo da un punto di vista più femminile. Ma il libro vuole anche essere un tributo alle donne che hanno incrociato il suo cammino durante gli anni difficile della guerra e della Resistenza. Ogni capitolo, infatti, ha per titolo il nome di una donna o di un gruppo di donne che l’hanno aiutata ad andare avanti o addirittura a sopravvivere: un sottolineare che le donne sono parte attiva della guerra, anche se sembra una cosa da uomini. In fondo, Joyce Lussu in prima persona è stata una delle persone che ha aiutato a costruire la strada verso l’Italia democratica.
Io amo particolarmente questi libri, perché mi aiutano a ricordare da dove arriviamo, e che molte persone sono morte o hanno sacrificato anni della propria esistenza per darci il benessere e la pace che ora ci sembrano scontati. Saremmo in grado di fare lo stesso?
Buona lettura!
Rossana Pasian
Se vuoi saperne di più…
- Biografia di Joyce Lussu
- Scheda ANPI di Joyce Lussu