L’indovino per eccellenza: Tiresia

Nel nostro viaggio all’interno del pometto di T.S. Eliot The Waste Land, è tempo di incontrare l’indovino per eccellenza: Tiresia. Non compare molto nell’opera e non è nemmeno un personaggio vero e proprio, ma, come scrive lo stesso poeta, ciò che Tiresia vede è la sostanza del poemetto.

Tiresias appears to Ulysses during the sacrifice, Johann Heinrich Füssli, 1780-1785.

Eliot, nelle sue note al poemetto, ci fornisce una chiara descrizione di quello che è il ruolo e l’importanza di Tiresia all’interno dell’opera: “Tiresias, although a mere spectator and not indeed a ‘character’, is yet the most important personage in the poem, uniting all the rest. Just as the one-eyed merchant, seller of currants, melts into the Phoenician Sailor, and the latter is not wholly distinct from Ferdinand Prince of Naples, so all the women are one woman, and the two sexes meet in Tiresias. What Tiresias sees, in fact, is the substance of the poem“.[1]

È chiaro da queste parole quanta importanza il poeta dà a questo personaggio, anche se ha una presenza limitata, e forse anche la posizione al centro del 433 versi dell’opera lo sottolineano. Il mito di Tiresia, anche in questo caso ripreso da Ovidio, racconta che

One day, when he saw snakes coupling and stuck them with his stick, he was instantly transformed into a woman; seven years later the same thing happened again and he was turned back into a man. Since he had experienced the body in both sexes, he was asked by Jove and Juno to settle a dispute concerning whether men or women had greater pleasure in making love. Tiresias took the side of Jove and answered that woman had more pleasure. Juno, angered, blinded him. In compensation, Jove gave him the gift of prophecy and long life.[2]

Tiresia è dunque, grazie ai suoi accadimenti, un personaggio privilegiato dagli dèi, infatti “partecipa della doppia natura di maschio e di femmina, è cieco, ha il dono della divinazione ed è assunto in una serie di valenze simboliche, tra cui quella di testimone di decadimento della società attuale”[3].

Tiresia, secondo il mito, è l’unico essere umano ad aver fatto esperienza di entrambi i sessi; in particolare, il suo “meeting of sexes” è un “meeting that Tiresias experiences by identifying with the female”[4]. Quando ci racconta il rapporto sessuale tra la dattilografa e l’impiegato, il suo punto di vista cambia di continuo tra il maschile e il femminile: anche lui, come la donna, “awaited the expected guest” e “have foresuffered all”, ma allo stesso tempo sente come propri i pensieri dell’uomo, “the meal is ended, she is bored and tired”. In Tiresia, i due sessi si sono unificati, nonostante sia tornato uomo può ancora provare le emozioni femminili e sente che almeno una parte di lui è ancora donna: “old man with wrinkled female breast”.

Tiresia unendo in sé entrambi i sessi non è più né maschio né femmina.

La perdita d’identità sessuale di Tiresia […] lo assimila per contrasto al mito dell’androgino, nel momento in cui viene beneficiato di un dono straordinario, che è approssimazione al divino […] Tale privilegio viene tuttavia punito paradossalmente con l’impossibilità di procreare, così come la cecità trova in lui appagamento e sollievo nel vaticinio.

Sia donna che uomo, ma simbolo della sterilità

L’indovino, pur consapevole dell’importanza della procreazione e della rinascita che l’essere umano deve perpetuare, diviene il simbolo della sterilità della Waste Land e della sterilità di passione e sentimento che ormai ha colpito entrambi i sessi.

Come afferma Smith, “in a world that makes too much of the physical and too little of the spiritual relations between sexes, Tiresias, for whom love and sex must  form a unity, has been ruined by his inability to unify them”[5]: le sue visioni non sono di amore, ma di sesso fine a se stesso, slegato da qualsiasi sentimento.

Tiresia è dunque un tentativo di rappresentare un senso di unità della vita, in cui uomo e donna si uniscono in amore, che però non è più afferrabile nel mondo moderno, in cui l’emotività e la spiritualità sono svuotate di senso. Il sesso, come nel resto del poemetto, è sterile e soprattutto poco appassionato, che ricalca quello dei serpenti del mito; “la dattilografa e l’impiegato di una piccola agenzia di locazione si uniscono in un amore sterile e assai poco appassionato, in un rito quasi meccanico e privo di godimento che richiama l’atto istintivo degli animali un tempo percossi”[6].

L’uomo non riesce più a recepire l’unione sessuale come perpetuazione della vita, e nemmeno come atto di piacere; “l’indovino” in questo contesto “è destituito della sua funzione, arcana e sacra, perché l’unico futuro diverso, che può prevedere, e che gli è negato dal suo destino mitico, è la morte”[7]. L’indovino ha unificato in sé uomo e donna ed è venuto a conoscenza del sesso ogni sua parte, ma ciò non gli impedisce di diventare atto meccanico, a cui non si riesce però a rinunciare nonostante alla fine siamo “glad it’s over”.

La Sibilla vuole morire, gli uomini rinnegano l’aprile di rinascita, e la dattilografa pensa “I’m glad it’s over”: tutto riconduce al solito tema della “ricerca della sterilità” che pervade tutto il poemetto, in cui gli uomini del dopoguerra hanno perso ogni speranza di rinascere dalla morte e dalla devastazione.

Dall’indovino saggio alla chiaroveggente imbrogliona

È questo “what Tiresias sees” e la “substance of the poem”: Tiresia vede la decadenza del mondo e dell’umanità, che ha perso la sua parte spirituale, diventando un animale che fa sesso e compie violenze verso i suoi simili; il grande indovino dell’antichità viene degradato fino a essere un “old man with wrinkled dugs”, che parla ma non sembra essere ascoltato, ed è allo stesso tempo la Sibilla oggetto dello scherno dei ragazzi, e il cui tempo di gloria è ormai terminato e perciò vuole morire, fino a trasformarsi in Madame Sosostris, l’emblema della decadenza dei tempi: Tiresia, il più famoso indovino dell’antichità che “have sat by Thebes below the wall/and walked among the lowest of the dead”, viene ridotto a una chiaroveggente imbrogliona, una falsa indovina che non vede il futuro né il passato, ma che comunque si fa pagare dai clienti.

Il rapporto che intercorre tra Tiresia e Madame Sosostris è molto complesso e fitto di somiglianze tra i due, entrambi veggenti, almeno a parole; Madame Sosostris vede in senso fisico ma non spirituale, mentre Tiresia esattamente il contrario; entrambi hanno una sessualità ambigua: Sosostris è una derivazione da Sesostris, faraone della ventesima dinastia, il cui nome viene ripreso da Eliot da “an amusing scene in Aldous Huxley’s Crome Yellow (1921) where the crocodilian Mr Scogan, for a Bank Holiday charity fair, dresses up as a gypsy woman to tell fortunes and advertises himslef as ‘Sesostris, the Sorceress of Ecbatana’”[8]; un nome maschile dunque, ma attribuito a una donna anziana, come il seno e il punto di vista femminili sono associati all’uomo Tiresia.

Il poemetto nella sua “substance” allora mostra un mondo vuoto di sentimenti, impregnato di ambiguità sessuale, dove la rinascita e la procreazione non hanno più posto; il classico non è un antidoto alla modernità, ma i personaggi del mito ne registrano la decadenza ed entrano nel suo vortice, perdendo l’elevatezza originaria che li contraddistinguevano e assorbono la volgarità del contemporaneo: Tiresia non è più a Tebe o negli inferi, insieme ai grandi della mitologia, ma è un vecchio avvizzito che osserva e preannuncia una scena di erotismo vuoto, simbolo del mondo contemporaneo arido e sterile. 

Testo tratto dalla tesi di laurea triennale di Rossana Pasian “Dialoghi mitici tra T.S. Eliot e Cesare Pavese”, anno accademico 2012/2013, Università degli Studi di Torino.

[1] Eliot in Rainey L.(a cura di), The Annotated Waste Land with Eliot’s Contemporary Prose, Devon, Yale University Press, 2006, p. 72.

[2] Rainey, id., p. 107.

[3] Pugliese M., “La figura mitica di Tiresia nella Waste Land di T.S. Eliot: sterilità ed eros degradato”, in Quaderno del Dipartimento di Letterature Comparate, IV, 2008, p. 138.

[4] Christ, id.

[5] Grover Smith, in Lindemberg & Kronick, America’s Modernisms: Revaluing the Canon. Essays in Honor of Joseph N. Riddel, 1956 (ultima consultaz. 2 giugno 2013).

[6] Pugliese, id., p. 140.

[7] Serpieri in T.S. Eliot, La terra desolata, ed. BUR, 1922 (reprinted 2007) p. 123.

[8] Grover Smith, Memory and Desire: The Waste Land, inCuddy & Hirsch, , Boston, ed. G.K. Hall & co., 1991, p. 122.