Lettera d’amore agli insegnanti

Il primo maestro, romanzo breve del 1962 dello scrittore kirghizo Tschingis Aitmatov, è una vera e propria lettera d’amore agli insegnanti: la storia di Djujšen e Altynaj è un racconto di come un insegnante e la scuola possano cambiare il destino di una persona.

Immagine dal film omonimo del 1965 tratto dal romanzo Il primo maestro

L‘ormai anziana Altynaj, studiosa affermata, torna nel suo villaggio natale nel Kirghižistan dopo molti anni di assenza. Questo viaggio fa affiorare teneri ricordi, ma anche terribili, quindi se ne va senza preavviso. Decide allora di scrivere la sua storia al villaggio, per spiegare perché questa fuga. Quando ancora era una quindicenne, arrivò al villaggio un giovane comunista semi-analfabeta, Djujšen, fortemente entusiasta e intenzionato a costruire una scuola per i bambini e i ragazzini del villaggio, perché secondo lui solo l’istruzione poteva migliorare le loro condizioni di vita e il mondo. Si trova, però, di fronte all’ostilità dei paesani, convinti dell’inutilità della scuola e della conoscenza. Altynaj, orfana, vuole imparare e andare a scuola, ma la zia preferirebbe venderla come sposa per guadagnarci…

Questa è la trama del romanzo Il primo maestro dello scrittore kirghizo Tschingis Aitmatov (1928-2008), pubblicato in Italia dalla casa editrice Marcos y Marcos. Un racconto breve, ma denso di emozioni, storia e significati, che mostra la situazione del Kirghižistan rurale subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, più precisamente il 1924, anno della morte di Lenin. Leggiamo di una nazione ancora fortemente arretrata, fatta per lo più da poveri contadini analfabeti che poco conoscono del mondo al di fuori dei confini del villaggio. Infatti sarà un elemento esterno, il giovane Djujšen, a portare la modernità e quindi creare scompiglio.

Dal romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1962, è stato tratto un film omonimo nel 1965, diretto dal russo Andrej Končalovskij. Natal’ja Utevlevna Arinbasarova, attrice interprete di Altynaj, ha vinto la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1966.

L’importanza della scuola

Loro attraversavano il fiume in sella al cavallo e non avevano bisogno di guadi. Invece il nostro popolo avrebbe dovuto rifletterci: perché mai questo giovanotto, in niente peggiore o più stupido degli altri, per che cosa, affrontando difficoltà e privazioni, sopportando la derisione e le offese, insegnava ai loro bambini, e per giunta con una tale rarissima tenacia, con una tale disumana ostinazione?

Djujšen lotta per istruire i ragazzi, mentre la giovane Altynaj lotta per essere istruita, perché intuisce che solo attraverso la scuola potrà cambiare il suo destino. Entrambi affrontano una lotta contro il villaggio e la vecchia cultura che si sta lentamente dissolvendo, anche se i loro compaesani non vogliono vederlo. Vivono in un mondo in cui l’unico pensiero è sopravvivere, dove le donne sono una merce di scambio per guadagnare soldi e i bambini solo braccia per lavorare.

Cosa può fare la scuola? Djujšen sa che l’istruzione può portare il villaggio fuori da questo mondo antico, fatto di brutali usanze e antiche superstizioni, e lotta anche a costo della sua stessa vita perché i bambini e i ragazzini possano imparare. In Altynaj scoppia la passione per la conoscenza, e lotta per l’affermazione di sé in un mondo in cui lei è solo una merce, meno di un animale. Fin dall’inizio del libro, sappiamo che ce l’ha fatta, è diventata una studiosa universitaria affermata. Ma ha dovuto subire il peggio, così come il suo maestro.

È una storia, in fondo, moderna: l’istruzione viene spesso derisa, i maestri visti come dei nemici. Ce ne accorgiamo anche nel nostro mondo “evoluto”, dove spesso chi si impegna nello studio è visto come una persona stramba, e gli insegnanti vengono spesso insultati se non peggio.

Perché? La risposta che mi do io, ma non è detto sia giusta, è che ci sia un misto di pigrizia e invidia. Studiare, sia che si parli di scuola, corsi extra o qualsiasi modalità per imparare qualcosa, richiede impegno e sacrificio: chi è pigro, dunque, non vuole imparare e trova sciocco chi invece occupa il suo tempo in questo modo, invece che divertirsi. Allo stesso tempo, però, sono invidiosi: sanno di non sapere, conosco i loro limiti e non li accettano, ma invidiano coloro che invece sono andati oltre e hanno delle conoscenze (ribadisco, non parlo solo di scuola in senso stretto, ma possono essere di diversa natura). Nel tentativo di mascherare le proprie mancanze, questa gente denigra il prossimo.

Il romanzo è anche una lettera d’amore agli insegnanti: l’autore Tschingis Aitmatov ci vuole sottolineare quanto un buon insegnante, anche se improvvisato come Djujšen, possa cambiare la vita di una o più persone, e Altynaj ne è l’esempio lampante. Le persone che dedicano la loro vita a tramandare conoscenze sono solo da ammirare, e mai da combattere: vogliono solo il nostro bene, purché ci impegniamo.

Buona lettura!

Rossana Pasian

  • Autore: Tschingis Aitmatov (Чыңгыз Айтматов)
  • Titolo: Il primo maestro
  • Casa editrice: Marcos y Marcos, 2020
  • Titolo originale: Первый учитель
  • Traduttore: Guido Menestrina
  • Lingua originale: Russo
  • Prima edizione originale: 1962