Da una disfatta militare della Prima guerra mondiale a espressione di uso comune: come “una Caporetto” ha attraversato il tempo ed è diventata un modo per dire il fallimento totale.
Autore: Rossana Pasian
Una guerra è una guerra, un carnefice è un carnefice, uno sfruttato uno sfruttato. Una rosa, è una rosa, è una rosa. Un amore è ….
Nel romanzo La mezz’ora della verità di Yari Selvetella la verità, appunto, trasformata in strumento di verifica assoluta, smette di essere una pratica relazionale e mette in crisi linguaggio, legami e identità, rivelando il costo umano della trasparenza.
È giovedì, il primo del mese d’aprile.Da un po’ è passato mezzogiorno, mi affaccio sulla piazza dell’Acquario. Alla finestra del terzo piano l’aria sa di ….
Sto morendo. E morendo raggiungo la pace. La pace si ottiene soltanto con la morte. Namu Amida Butsu, Namu Amida Butsu. Rendo grazie. Rendo grazie.
Io sono un gatto di Natsume Sōseki è un romanzo che, attraverso lo sguardo ironico e distaccato di un gatto senza nome, trasforma l’osservazione quotidiana in una forma di filosofia leggera e acuta. Il felino, con la sua lucidità non addomesticata, smaschera debolezze e contraddizioni dell’umanità, specchiandone la confusione e la vanità mentre il Giappone moderno cambia.
Io sono un gatto. Un nome ancora non ce l’ho. Dove sono nato? Non ne ho la più vaga idea. Ricordo soltanto che miagolavo disperatamente ….
Cosa rimane di settant’anni di Unione Sovietica in cinque Paesi ai margini del mondo? Erika Fatland lo scopre viaggiando tra Turkmenistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, e lo racconta in Sovietistan, un libro che è insieme reportage, storia e avventura umana
Empatia e sensibilità sono due modi diversi di “abitare” il mondo. Una ci spinge verso l’altro, l’altra ci riporta a noi. Insieme creano una profondità rara, un ascolto autentico, una presenza che fa bene non solo alle relazioni, ma anche a chi la coltiva.
La depressione è una delle malattie più diffuse e meno comprese della nostra epoca. Le narrazioni mediatiche e sociali, spesso superficiali o distorte, contribuiscono a creare confusione e stigma: da un lato banalizzano il disturbo riducendolo a semplice tristezza, dall’altro lo romanticizzano come segno di sensibilità o genialità. A ciò si aggiunge un persistente pregiudizio che identifica la depressione con la debolezza personale, ignorando le sue radici biologiche e sociali.