“Wise Children” di Angela Carter, il mondo dei doppi
Nel 1991 Angela Carter pubblicava Wise Children, la storia di due ex ballerine di music hall invitate alla festa di compleanno del padre che non le ha mai riconosciute. Al centro, diverse coppie di gemelli e una vorticosa famiglia (legittima e illegittima).

Dora Chance deve andare alla festa dei 100 anni di suo padre Melchior, che però non l’ha riconosciuta come sua. Dora ha una gemella, Nora; suo padre ha un gemello, Peregrine, il quale ha deciso di riconoscere Dora e Nora come sue figlie anche se è lo zio; Melchior ha avuto, da altre due donne, due gemelle (ma sono davvero sue?), Sakia e Imogen, e due gemelli, Tristram e Gareth. Il mondo “gemellare” in cui si entra leggendo Wise Chidren (in italiano Figlie Sagge) di Angela Carter è davvero un carnevale.
…a great future behind him, already
La trama di Wise Children
A raccontare è Dora Chance, settantacinque anni, che vive a Brixton, nella Londra “sbagliata”, quella a sud del Tamigi. Con la sorella gemella Nora ha passato una vita sul palcoscenico del music hall, tra numeri di ballo, canzoni e costumi di scena. Cresciute da una nonna adottiva, le due sorelle hanno sempre saputo (o creduto di sapere) chi fosse il loro padre: Melchior Hazard, il più celebre attore shakespeariano del paese, che però non le ha mai riconosciute.
Sull’altra riva del fiume, quella del prestigio, gli Hazard vivono in un mondo fatto di teatro serio, matrimoni illustri e cinema di Hollywood. Melchior ha un fratello gemello, Peregrine, e i due stanno per compiere cento anni: Dora e Nora ricevono l’invito alla grande festa di compleanno, e per la prima volta dopo tanto tempo varcano la soglia di quella famiglia.
Il romanzo si svolge nell’arco di un solo giorno, ma Dora non ha nessuna fretta. Mentre si prepara per la festa, il suo racconto salta avanti e indietro nel tempo: l’infanzia a Brixton, i primi passi nel varietà, gli amori, i tradimenti, le rivalità tra le famiglie, le tournée, un’avventura cinematografica oltreoceano e una lunga serie di scandali che attraversano un secolo di spettacolo. Ogni ricordo si aggancia a un altro, con un tono sempre ironico e mai malinconico.
Un mondo di doppi
In Wise Children, già si intuisce dalla trama, tutto si sdoppia: i gemelli sono dappertutto, come in The Comedy of Errors e Twelfth Night di Shakespeare, figura molto presente nel romanzo attraverso citazioni e riferimenti, ma soprattutto perché la famiglia Hazard è famosa per essere attori shakespeariani.
Le due coppie di gemelli al centro della scena sono: Dora e Nora, e Melchior e Peregrine. Melchior è il grande attore solenne, che recita e venera Shakespeare; Peregrine è il fratello brillante e avventuroso, che sembra uscito da una commedia. Dora è più introversa, Nora è estroversa; Dora non è interessata ad avere una famiglia, Nora sogna l’abito bianco e dei bambini. Due coppie speculari, che in superficie si somigliano, ma sotto sono molto diverse.
Inoltre, le due coppie di gemelli condividono lo stesso compleanno: 23 aprile, proprio il giorno della nascita di Shakespeare. Persino i nomi sembrano scelti per fare eco. Quelli delle Chance sono due suoni quasi uguali, Dora e Nora, che rimano come un numero di varietà. Quelli degli Hazard hanno un’aria da copione importante: Melchior richiama uno dei Re Magi, Peregrine (da peregrinus) il viandante, il pellegrino. E, tra l’altro, le due coppie hanno due cognomi speculari: Chance si traduce con opportunità, possibilità, caso o destino; Hazard significa rischio, pericolo, azzardo.

In un romanzo dove ognuno ha un doppio, anche l’identità diventa qualcosa di giocoso e mobile. Chi sei dipende da dove ti trovi, da come ti vesti, da chi ti scambia per un altro. È la logica del carnevale, che Angela Carter adora: i ruoli si invertono, i travestimenti si moltiplicano, e le certezze (chi è padre, chi è figlia, chi sta in alto e chi in basso) si sciolgono in una gran risata.
Comedy is tragedy that happens to other people.
Il nome contro la sostanza
Dora e Nora hanno sempre considerato Melchior il loro padre, ma lui non le ha mai riconosciute. Sono “illegittime”, e la parola, nella Londra del secolo scorso, non era un dettaglio anagrafico: significava restare fuori dalla porta, non avere un cognome da spendere, una casa in cui essere attese, un posto a tavola.
Dall’altra parte del fiume c’è la famiglia “vera”, quella con il nome giusto. Melchior ha le sue figlie legittime, Saskia e Imogen, che le sorelle Chance conoscono bene e che con loro non hanno mai avuto rapporti facili. Angela Carter le mette in scena come il contrappunto perfetto: ciò che spetta per diritto di nascita da una parte, ciò che bisogna conquistarsi dall’altra. Però chi ha tutto in regola non sembra poi così felice, mentre chi non ha niente in regola ha una vitalità che gli altri non sfiorano nemmeno.
Dora racconta tutto questo con una voce ironica e per nulla rancorosa. Non c’è lamento nel suo modo di parlare, nessuna rivendicazione solenne. Il sottotesto è che la legittimità vera non arriva da un atto ufficiale, ma si costruisce giorno dopo giorno.
I legami che si scelgono
Se la famiglia di sangue è un terreno scivoloso, quella che conta sembra essere un’altra: le sorelle Chance, infatti, non sono cresciute tra i velluti degli Hazard, ma in una casa di Brixton, con una nonna adottiva che le ha prese con sé e ha fatto per loro quello che nessun padre blasonato ha mai fatto. C’era.
E poi c’è il legame più forte di tutti, quello tra Dora e Nora. Si prendono in giro, si rimproverano, si contraddicono, ma attraversano insieme settantacinque anni di palcoscenici, uomini, delusioni e risate. In un libro dove quasi tutti i rapporti sono messi in discussione, il loro è l’unico che regge senza bisogno di conferme. Sono la prova che una famiglia può essere fatta di due persone che si scelgono ogni mattina, e che ballano insieme anche quando il pubblico se n’è andato.
Mi sembra questo, in fondo, il cuore caldo del romanzo, quello che tiene insieme tutto il resto: la comicità, il carnevale, i travestimenti. Sotto la superficie sfrenata c’è un’idea molto semplice, quasi tenera: chi ti vuole bene davvero è chi ti resta accanto, non chi ha il diritto di dirsi tuo parente.
Nonostante l’esclusione, nonostante il nome che non c’è, nonostante tutto, Dora e Nora vanno avanti per la propria strada. Hanno la loro stanza tutta per sé, e a quanto pare ci si sta benissimo anche in due.
Buona lettura!
Rossana Pasian