Storia di una famiglia: “Caro Michele” di Natalia Ginzburg
Caro Michele è un romanzo epistolare di Natalia Ginzburg, uscito nel 1973. È il quadro di una famiglia, a cui si aggiunge la cerchia di amici, legata da molti rimpianti e scelte sbagliate, destino di molte persone e famiglie.

Ma è vero che a un certo punto della nostra vita i rimorsi li inzuppiamo nel caffè la mattina come biscotti.
Questa è una delle prime frasi che leggiamo in Caro Michele di Natalia Ginzburg, romanzo epistolare pubblicato nel 1973 dalla casa editrice Mondadori. Sono parole scritte da Adriana a suo figlio Michele, nella prima delle lettere che compongono l’opera. Il perno di questo romanzo è proprio Michele, lontano dall’Italia ma allo stesso tempo il filo invisibile che “unisce” tutti i personaggi, e che forse alla fine creerà un nodo stretto.
La trama di Caro Michele
Michele è un ventitreenne nel 1970. La sua storia, quella di alcuni familiari e di alcuni loro conoscenti, viene narrata tramite le lettere che la madre, la sorella e una sua ex fiamma gli spediscono ai vari indirizzi che nei mesi il ragazzo abita. Michele è un ragazzo un po’ sbandato, molto apprezzato dal padre e molto poco dalla madre, che l’ha sempre considerato un inconcludente, anche se, come lei stessa ammette, non lo conosce affatto.

Nel corso del 1970 e del 1971 il ragazzo riceve svariate lettere dalla madre Adriana e dalla sorella Angelica, alle quali risponderà di rado e in modo fugace, aumentando così il rancore della madre verso di lui. Il ragazzo riceve spesso anche le lettere di Mara, una ragazza con la quale ha avuto una breve avventura e che ora ha un figlio che potrebbe anche essere suo. Sia lei di persona, che Michele per posta, continuano a gettare su amici e parenti la propria instabilità nella vita. Mara continua a sfruttare le buone disposizioni di chiunque le capiti a tiro. In Inghilterra Michele sembra continuare a fare passi avventati, come il matrimonio improvviso con una vedova con figli di simili orientamento politico, appena conosciuta e presto abbandonata.
Scelte sbagliate e solitudine
La scelta del romanzo epistolare da parte di Natalia Ginzburg per il romanzo Caro Michele è emblematica, perché sottolinea ancora di più la solitudine dei personaggi. Tutto il racconto, a parte qualche incursione della voce narrante, si riduce a uno scambio di lettere più o meno lunghe dalle quali emerge la realtà di un mondo alienato e tragico, affetti e ricordi non riescono a tenere unito.
Ogni personaggio ha bisogno di sfogare le proprie frustrazioni, leggiamo solamente il loro punto di vista, per forza di cose oggettivo e fallace sulla vita. Leggiamo le giustificazioni sui numerosi sbagli fatti durante la vita, e che continuano a fare come se non riuscissero o volessero imparare. I personaggi, primo fra tutti Michele, si sono chiusi nella propria bolla e preferiscono non effettuare un passo al di fuori della propria comfort zone, perpetrando il solito circolo vizioso di errori e rimorsi.
Ai giardinetti, io chiacchiero con la gente che trovo e racconto bugie. Si sta bene con gli sconosciuti quando si è depressi. Almeno si possono raccontare bugie.
Per i personaggi, come capita molto spesso nella vita reale, è più semplice restare fermi per la paura di cambiare, nonostante il mondo e la vita cerca di obbligarti a cambiare rotta e ti metta di fronte a sconvolgimenti. Così come si aggrappano al passato, troppo spaventati da quello che arriverà dopo.
Buona lettura!
Rossana Pasian
Se vuoi saperne di più…
- Dal romanzo Caro Michele è stato tratto l’omonimo film del 1976, diretto da Mario Monicelli, per cui ha visto l’Orso d’argento, e con Mariangela Melato, vincitrice per questa pellicola del Nastro d’Argento e del David di Donatello.