La solitudine delle streghe: “Circe” di Madeline Miller
Chi rappresenta Circe? Lei è tutte le donne che non riescono a inserirsi nella “norma”, nell’idea che è stata scelta per loro: remissive e che non scelgano per se stesse. Circe paga il suo essere in un certo modo e le sue scelte, come ci racconta il romanzo di Madeline Miller.

Circe è certamente una delle divinità della mitologia e della letteratura greche più famose in tutto il mondo, in tutti i tempi. Il suo nome è indissolubilmente legato a quello di Odisseo/Ulisse, l’eroe della guerra di Troia e soprattutto delle avventure dell’Odissea, e la maggior parte delle persone la ricorda soprattutto per gli avvenimenti a lui collegati.
Ma chi era davvero Circe? Qual è la sua storia completa? È ciò che si è chiesta, e soprattutto ha voluto mostrare, Madeline Miller che nel suo romanzo Circe, portando al grande pubblico quella che per tutti è un’inedita figura mitologica: quella di una donna, e di una maga, a 360 gradi, che non inizia né si esaurisce nella vicenda legata all’eroe greco.

La trama di Circe
In questo caso, forse ci sono più spoiler all’inizio che alla fine, soprattutto per chi non è esperto di mitologia e letteratura della Grecia antica. Circe è la figlia del dio del Sole Elios e della oceanide Perseide; è la meno amata della famiglia, considerata brutta e bersaglio di un vero e proprio bullismo da parte di genitori, fratelli e famigliari vari. Circe, nonostante tutto, cerca sempre un modo per rendere orgogliosa la sua famiglia, fallendo ogni volta. Finché non si innamora del pescatore mortale Glauco. Devastata dalla sua mortalità, Circe scopre un modo per renderlo un dio: lo trasforma nella sua “vera forma” usando la linfa di fiori magici, cresciuti nel terreno che un tempo era intriso del sangue del titano Crono. Arrogante nella sua divinità, però, Glauco rifiuta Circe in favore della ninfa Scilla. La gelosia di Circe la induce a usare nuovamente la magia dei fiori, trasformando accidentalmente Scilla in un mostro assetato di sangue a sei teste, che alla fine scappa rifugiandosi nello stretto di Messina. Circe confessa le sue azioni a Elios, che si rende conto che tutti i suoi figli con Perseide sono maghi capaci di estrarre potere dalle erbe e dalle correnti d’aria. Come punizione per aver ammesso la sua stregoneria, Circe viene bandita da Zeus in esilio eterno sull’isola di Eea.
Da questo momento, inizieranno le sue avventure che vedranno coinvolti molti personaggi noti della mitologia greca: il Minotauro, Dedalo, Ulisse, Atena, Medea eccetera. Nei suoi numerosi anni di esilio sull’isola di Eea, Circe svilupperà sempre di più le sue abilità di maga, arrivando a compiere prodigi che nemmeno i suoi fratelli sono in grado di fare.
Poi appresi che potevo piegare il mondo al mio volere, come si tende un arco per la freccia.
La solitudine è la sua forza
Circe non riesce a essere come le altre ninfe, non riesce a inserirsi in quello che potremmo chiamare lo stereotipo che l’attende: una donna fatua, che attende solo il principe azzurro. Lei ha una sua voce, che tutti considerano brutta tra l’altro, ha le sue idee e le sue aspirazioni, che faticano a esplodere a causa della situazione in cui si trova. Eea diventa il suo regno, dove finalmente può esprimere la sua vera natura e le sue capacità al massimo della propria potenza.
La punizione di Zeus contro Circe è, come abbiamo visto, l’esilio e la solitudine sull’isola di Eea (che dovrebbe essere di fronte alle coste del Lazio, quelle che oggi vengono appunto chiamate promontorio del Circeo. Ma questo, in realtà, non si rivelerà un male per la maga: la solitudine, infatti, è la sua via di uscita da una situazione tossica e decisamente disfunzionale.
Inoltre, non è mai davvero sola come si aspettavano: dall’isola passano i suoi amanti, una volta le è concesso di andarsene per aiutare la sorella Pasifae, vengono inviate altre ninfe a vivere per un periodo limitato, e purtroppo passano molti uomini che sperano di approfittarsi di lei (che vengono prontamente trasformati in maiali).
Maga, o strega, è il modo in cui, specialmente nel pensiero occidentale, vengono definite le donne che non si piegano al destino che è stato scelto per loro, alla norma che le vuole incasellare in certi ruoli e in un certo modo di essere. Come infatti afferma la stessa autrice Madeline Miller in un’intervista, “Le streghe sono la rappresentazione dell’ansia maschile di fronte al potere femminile, a donne che non possono essere facilmente controllate”. Circe ne è l’emblema per eccellenza: si prende il suo spazio per essere ciò che vuole, anche a costo di fatica, rinunce e tanto lavoro su se stessa.
Quella che doveva essere una punizione, si trasforma nel più grande regalo che poteva ricevere: Circe vive una vita piena di cose, di esperienze, di amore, di dolore, di errori, di tutto quello che forse non avrebbe mai vissuto fosse rimasta al punto di origine. Fino ad arrivare a un turning point della sua esistenza, che un poco si discosta dal mito.
Non posso sopportare questo mondo un solo momento di più, pensai.
Allora, bambina, creane un altro.
Buona lettura!
Rossana Pasian