Parolacce e insulti in piemontese, quali sono?
Parolacce e insulti sono tra le prime cose che si imparano di una lingua, non tanto perché si voglia usarli, ma più per ridere in compagnia. Ovviamente, il piemontese non fa eccezione! Scopriamo quali sono.

Inutile fare i santarellini, tutti noi abbiamo detto parolacce e insulti nella vita, a volte per rabbia e altre per scherzare. Qualcuno li utilizza come “virgola” nelle proprie frasi. Tutte le lingue hanno il proprio repertorio: fa parte della natura umana, anche se bisogna essere intelligenti da capire quando usare queste parole o frasi, se usarle e come usarle! In fondo, anche questa è un arte, sbagliare può farci passare dalla parte del torto brutalmente. Ovviamente, anche il piemontese ha la sua raccolta di parolacce e insulti.
Quelle in piemontese, però, possono sembrare all’orecchio italiano poco incesive rispetto alla lingua nazionale. Questo è dovuto a un fattore culturale, che vede i piemontesi sempre sobri e mai volgari, e questo si riflette anche nell’uso di parolacce e insulti. Inoltre, sono soprattutto ironici e pungenti, mai aggressivi e caustici: chi viene insultato sa che lo è stato, ma non può ribattere con ferocità, perché sbilancerebbe lo “scambio”.
Scegli l’epiteto che ti serve
Scopriamo ora le parolacce e gli insulti in piemontese. Come ogni lingua che si rispetti, sono davvero tanti, quindi ho selezionato quelli più utilizzati ancora oggi (e qualcuno di simpatico). Importante: se volete sapere come pronunciarli, vi consiglio un ripassino qui!
- Picio: Letteralmente, questo termine indica sia un uccello sia il “sesso “maschile, ed è questo secondo significato che dà origine all’insulto, che si può tradurre in italiano con “testa di cazzo” o “cazzone”.
- Picia: È un insulto molto pesante da rivolgere a una donna, significa “stronza puttanta” (meglio non dire questa parola, ne va della vostra vita).
- Gadan: Significa “fannullone”, ma si può utilizzare anche nell’accezione di “sciocco”.
- Bòja fauss: Espressione torinese famosissima, che può essere tradotta in “porca miseria” o “cazzo” nel senso di stupore. Sembra essere nata al tempo delle esecuzioni capitali quando i torinesi, non apprezzando il fatto che il boia guadagnasse soldi uccidendo gli diedero il nomignolo di fauss, che significa “falso” e “maiale”.
- Badòla: Deriva dal sostantivo piemontese badolada, che significa “stupidaggine”, quindi vuol dire “stupido”.
- Merdu: Sì, è proprio quello sembra, “merda!”.
- Fòl: Significa “pazzo”, ma non in senso buono. Tipica è la frase ‘t ses fòl?, quando qualcuno dice qualcosa di folle e assurdo. Se si vuole rafforzare il concetto, si dice fulatun.
- Balengo: Forse uno degli epiteti più conosciuti e usati, indica una persona “sciocca” o “stupida”.
- Vatla pijé ant ël cul: È il “vaffanculo” piemontese, ovviamente!
- Crìn catòlic: Letteralmente significa ”maiale cattolico”, indica una persona che predica bene ma razzola male.
- Brut coma la neuit: Significa “brutto come la notte”, vuol dire qualcosa (o qualcuno) è tremendo e brutto come la spaventosa oscurità della notte.
- Ciampòrgna: Il suo primo significato è “zampogna”, ma significa anche “pettegolo/a”, forse perché “suona/canta” troppo gli affari altrui?
- Contabale: Letteralmente, una persona che racconta le balle!
- Calabraje: Questo termine ha un esatto corrispettivo in italiano, “calabraghe”, cioè una persona con nessun coraggio.
- Baròt: Questo termine indica il bastone, ma gli abitanti della città lo hanno usato per definire le persone che venivano dalla campagna. Oggi significa una persona un po’ “arretrata”.
- Borbotun: È il borbottone, quello che si lamenta sempre.
- Bërlichin: Significa “ruffiano” in piemontese.
- Fafioché: Letteralmente significa “fa nevicare”, in pratica si riferisce a una persona che parla e parla, ma non conclude; una tutto fumo e niente arrosto, per intenderci.
- Fanfaluch: La fanfalüca in piemontese è la “frottola” o “bugia”, quindi questa parola significa “raccontafrottole”.
- Ciapaciuc: Significa “imbroglione”, forse perché letteralmente “prende i ciucchi”?
- Bërlicafojòt: Si riferisce una persona ghiottona, visto che letteralmente significa “sberlica il fojòt”, tegame di terracotta che si utilizza soprattutto per mangiare la bagna caoda.
- Frustacadreghe: È una persona che rovina e logora le sedie, quindi uno scansafatiche.
- Baravantan: Avete presente quella persona un po’ con la testa fra le nuvole, pazzerella, scapestrata eccetera? Ecco, è una baravantan!
- Lumasson: Significa “lumacone”, quindi indica una persona viscida… come le lumache.
- Facia ‘d tòla: Il corrispettivo in italiano è “faccia di bronzo”, ma i piemontesi dicono “faccia di latta”.
- Blagor: In piemontese blaghé significa “mettersi in mostra”, quindi questo termine vuol dire “presuntuoso” e “spaccone”.
- Tüpin: Letteralmente questo termine significa “pitale”, come parolaccia o insulto indica qualcosa o qualcuno considerato alla stregua di un contenitore per la pipì.
Quale vorreste usare?
Rossana Pasian