Che Epifania! Ma cosa vuol dire?

Il 6 gennaio è la festa dell’Epifania, il giorno, o meglio la notte, in cui la Befana porta doni ai bambini buoni e il carbone a quelli cattivi. Una sorta di Babbo Natale al femminile, però tutta italiana. Ma cosa vuol dire Epifania? In realtà, in italiano ha un significato che va ben oltre questa festività. Scopriamolo!

“La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte, il vestito alla romana, viva viva la Befana!”. Così recita la famosa filastrocca dedicata alla nostra vecchietta preferita. Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, cavalca una scopa per portare doni ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi. A lei è associata la festa dell’Epifania, termine che deriva dal greco antico ἐπῐφᾰ́νειᾰ, “manifestazione divina”, che per le diverse confessioni cristiane rappresenta o l’adorazione dei Magi oppure il battesimo di Gesù. È una festa in realtà abbastanza complessa, che affonda, ovviamente, le sue radici nel mondo antico (Zeus, Artemide, Dionisio, Asclepio eccetera) e che è entrata anche nell’Islam.

Ma qui non voglio parlare tanto della festività, ma della parola: Epifania ha più significati in italiano, non ha a che fare solo con il periodo natalizio e con la Befana. Scopriamo come possiamo usare questa parola!

Una parola letteraria

Per chi ha studiato un poco di letteratura, in particolare letteratura inglese, la prima cosa che viene in mente sentendo la parola “epifania” non è il 6 gennaio né la Befana: semplicemente pensa a una rivelazione. Sì, perché il termine in italiano è sinonimo di “rivelazione”, “presa di coscienza”; se ci pensate, si dice normalmente “ho avuto un’epifania” (con la prima lettera minuscola, ovviamente).

Celeberrime, sono le epifanie dei personaggi di James Joyce in Duliners. Il libro è composto da una serie di racconti brevi, dove si scoprono la vita esteriore e interiore di alcuni abitanti (di fantasia) di Dublino. In ogni racconto, il protagonista ha un’epifania, cioè attraverso una frase, un gesto, un oggetto o una situazione banale coglie il vero significato della vita e il senso profondo dell’esistenza.

Questo senso della parola in letteratura, però, non è inventato da Joyce, ma ha la sua origine nel poeta romantico William Wordsworth il quale parlava di “spots of time”, in italiano epifanie appunto. The Prelude è un poema autobiografico in versi sciolti, in cui il poeta rivela molti dettagli della propria vita. In particolare, la trama si concentra sull’esplorazione degli “spots of time”, che per Wordsworth rappresentano una parte vitale della sua immaginazione.

There are in our existence spots of time, that with distinct pre-eminence retain a renovating virtue, whence – depressed by false opinion and contentious thought, or aught of heavier or more deadly weight, in trivial occupations, and the round of ordinary intercourse – our minds, especially the imaginative power, are nourished, and invisibly repaired. A virtue, by which pleasure in enhanced, that penetrates, enables us to mount, when high, more high, and lifts us up when fallen. Such movements chiefly seem to have their date in our childhood

Non solo questi due scrittori hanno inserito all’interno dei loro scritti le epifanie, ma certamente sono i due maggiori rappresentanti. Dunque, l’Epifania non è solo una festa, ma è anche un momento per riflettere sul senso delle cose e della vita. Comunque, possiamo riflettere festeggiando l’arrivo della Befana (tra l’altro, la parola “Befana” è una storpiatura della parola “Epifania”) e dei suoi doni con le persone a cui vogliamo bene (e magari leggendo qualcosa di Joyce o Wordsworth).

Buona Epifania!

Rossana Pasian

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