“The Dead” di James Joyce: morti in vita e vivi in morte

James Joyce è un campione del cosiddetto “metodo mitico”, cioè mettere in relazione tra loro presente e passato, realtà e mito creando così un significato a livello intertestuale. Questo succede anche nel racconto più celebre della raccolta Dubliners, The Dead, dove è l’acqua il simbolo principe della narrazione.

Immagine dal film "The Dead" diretto da John Huston e uscito nel 1987.
Immagine dal film “The Dead” diretto da John Huston e uscito nel 1987.

“I implored him to go home at once and told him he would get his death in the rain. But he said he did not want to live”[1], così dice Gretta a suo marito Gabriel in The Dead, parlando del suo amore adolescenziale Michael Furey. Quello che diventerà poi un topos ricorrente nel romanzo del 1922 Ulysses, la morte per acqua, è già presente nell’ultimo racconto di Dubliners, raccolta pubblicata nel 1914.

Dubliners è una raccolta di quindici racconti ambientati a Dublino, i cui protagonisti sono accomunati dalla paralisi e dalla caduta morale causata dalla storia, dalla politica e dalla religione della società irlandese di inizio secolo e da una volontà di fuga da essa. The Dead è l’epilogo della raccolta, e si differenzia dagli altri soprattutto per la maggior lunghezza. La storia è ambientata nella nevosa notte dell’Epifania del 1904, durante la festa che annualmente danno le due vecchie zie di Gabriel, a cui partecipano vari personaggi afflitti proprio da una paralisi contro cui non sembrano voler combattere. La storia si chiude con Gabriel e Gretta nella loro camera d’albergo che parlano di Michael.

Tornando alla morte di Michael, la sua sembra essere una morte voluta e che né vuole né avrà rinascita: Michael, nonostante la malattia che lo colpiva, si avventura sotto la pioggia per rivedere la sua amata Gretta un’ultima volta, prima della sua partenza definitiva da Galway, e qualche giorno dopo muore. Ma se si analizza più a fondo si scopre che in realtà la sua morte porta a rinascita.

Come dice Gaston Bachelard, “l’acqua è l’elemento del suicidio masochista”, una morte scelta perché “giovane e bella” e che “ci aiuta a morire totalmente”[2]. Un accenno indiretto al suicidio è possibile trovarlo nella scena dei saluti alla fine della festa, quando vengono ripetuti in modo ridondante vari good-night che rinviano alle parole finali di Ofelia in punto di morte[3], prima che l’eroina di Hamlet si suicidi gettandosi nel fiume. I personaggi, in questo caso, si avventurano sotto la tormenta di neve, elemento ovviamente acquatico, freddo e gelido come la morte. Non a caso una delle zie, salutando, dice “safe home”: nell’immaginario collettivo, l’acqua ha la sua parte nella morte, ed è quindi naturale che quando un elemento collegato all’acqua o l’acqua stessa fanno la loro apparizione, nella mente venga subito a formarsi il pensiero della morte.

L’oscurità di Gabriel

In apparenza, Gabriel può sembrare positivo e angelico, complice anche il suo nome che rimanda a uno degli arcangeli[4], ma è in realtà una figura oscura. Le due zie e gli altri invitati lo considerano una persona da ammirare, a cui affidarsi e di cui andare fieri, al contrario del suo opposto Freddy Malins[5], personaggio dedito all’alcol, eccentrico e considerato da tutti una persona ingombrante che gli ospiti tentano di evitare.

Con il proseguire del racconto, notiamo i vari momenti di imbarazzo e goffaggine di Gabriel, ad esempio la schermaglia con miss Ivors, i momenti di freddezza soprattutto verso la moglie, e quelli in cui si riprende dall’imbarazzo e si sente superiore alle persone che lo circondano. Queste sono tutte caratteristiche che non si confanno a una figura positiva, come viene invece percepito dagli altri personaggi, ma piuttosto rimandano a un individuo ambiguo. Il suo è un percorso all’insegna dell’oscurità, l’oscurità della morte che non prevedere risurrezione: fin dal principio vediamo che i suoi occhi male tollerano la luce, fino ad arrivare all’ultima scena dove richiede che non ci siano lumi nella camera d’albergo.

Malins è invece il suo opposto: all’apparenza, come abbiamo detto sopra, è un personaggio fastidioso per gli ospiti, ma col proseguire della narrazione si scopre essere un doppio positivo di Gabriel, poiché si dimostra essere l’unico personaggio teso alla rinascita. Lo vediamo dirigersi verso oriente, il simbolo ovvio della resurrezione, a soggiornare presso un convento di monaci trappisti, un luogo che rimanda gioiosità. Freddy non solo è l’opposto di Gabriel, ma possiamo dire che sia il suo Caronte, il traghettatore sul fiume dell’Aldilà che porta le anime nel mondo dei morti. Freddy “a cena impugna la forchetta indirizzandola verso l’alto, a mo’ di minaccioso forcone, che dopo la festa accompagna, come Caronte, l’amico Gabriel nella sua catabasi nell’inferno”[6].

A parte Malins, i personaggi del racconto sono tutti simili a Gabriel, cioè paralizzati nella vita e attaccati alla morte; infatti “si parlerà quasi sempre di figure del passato, politiche, o letterarie, o musicali, mentre le vecchie zie e la cugina ricorderanno continuamente a Gabriel l’incombenza, e forse l’imminenza, della sparizione fisica del corpo”[7]. Possiamo definire la loro esistenza una morte-in-vita, poiché indirizzano il loro pensiero al giorno della loro scomparsa, parlando per esempio di personaggi defunti, oppure citando spesso un passato che non può ritornare, per esempio Miss Ivors con la sua passione politica guarda più al passato glorioso dell’Irlanda che al futuro. Solo Gabriel, all’inizio del racconto, chiedendo alla servetta Lily se ha in programma il matrimonio, pensa a un futuro che non riguarda la morte: inizia qui il lento viaggio del protagonista verso la luce.

Il viaggio verso occidente

Gabriel, però, non si rende conto che sta compiendo questo viaggio, fino al momento in cui dovrà affrontare non solo la morte ma anche la possibilità di rinascita. Quando finalmente penserà “the time had come for him to set out on his journey westward”[8], allora prenderà coscienza della necessità di intraprendere il viaggio verso occidente, ovvero il cammino archetipo verso la morte, che sarà un morire per rinascere.

Giunge a questa consapevolezza attraverso la rinascita di un altro personaggio: quella di Micheal Furey appunto, suo altro doppio, che non a caso analogamente a lui porta il nome di uno degli arcangeli[9]. Il giovane, cercando di morire definitivamente avventurandosi sotto la pioggia per la disperazione di non poter più rivedere la sua amata, invece rinasce nella mente di Gretta grazie la ballata The Lass of Aughrim che viene cantata durante la festa dalle zie, e che proprio Michael era solito intonare alla donna. La canzone narra proprio di una morte per acqua, quella di una ragazza che partorisce un bambino al di fuori del matrimonio e va alla porta dell’uomo con cui l’ha concepito, il quale però non le apre, e la donna si lascia morire insieme al neonato sotto la pioggia. Si tratta di una morte molto simile a quella di Michael, che trova nella pioggia la causa ultima della sua morte.

Gabriel, alla fine del racconto, guarda la neve, l’elemento acquatico principe di tutto il racconto, e inizia mentalmente il viaggio verso ovest, arrivando coi pensieri fino a Galway, dove è morto Michael, luogo perfettamente speculare a Dublino, che si trova sulla sponda orientale dell’isola di Irlanda, mentre Galway è situata su quella occidentale. È l’acqua dunque l’elemento supremo e unificante sempre presente nel racconto:

la neve è immagine eccellente del connubio tra Vita e Morte: perché cade nel periodo natalizio, simultaneamente morte ritualistica dell’anno in corso e rinascita cristologica; perché è fatta di acqua, simbolo archetipo di vita e speranza, malgrado l’apparenza di biancore e gelo; perché, ‘cadendo su tutti i vivi e i morti’, ne sancisce l’interconnessione, suggerendo la loro reciproca necessità[10].

[1]James Joyce, I Morti, a cura di Claudia Corti, Venezia, Marsilio, 2012, p.154 (Dubliners, London, Grant Richards, 1914).

[2]Bachelard Gaston, Psicanalisi delle Acque. Purificazione, Morte e Rinascita, trad. it. M. Cohen Hemsi & A.C. Peduzzi, Como, Red, 2006 (I ed. 1986), p. 96.

[3]Claudia Corti, “Introduzione”, in James Joyce, I morti, in a cura di Claudia Corti, cit., p. 38-39.

[4]L’arcangelo Gabriel secondo la religione musulmana e quella cristiana ha la funzione di messaggero, mentre in quella ebraica è anche considerato l’angelo della morte.

[5]Il suo cognome rinvia alla parola malignant (o a malicious) il cui significato è “malvagio”.

[6]Corti, “Introduzione”, cit., p. 27.

[7]Ivi, p .23.

[8] Joyce, I Morti, cit., p. 158.

[9]L’arcangelo Michele è nella tradizione biblica il comandante delle milizie contro Satana.

[10]Corti, “Introduzione”, cit., p. 17.

Testo tratto dalla tesi di laurea magistrale di Rossana Pasian ”Water, water everywhere”: l’acqua in Coleridge, Conrad, Eliot e Joyce, anno accademico 2015/2016, Università degli Studi di Siena.