Prima pontà – Stòria dla lenga piemontèisa

Iniziamo a immergerci nel piemontese, una lingua che purtroppo si sta perdendo, tanto da entrare nell’Atlante delle lingue del mondo in pericolo dell’UNESCO. Oggi iniziamo con la stòria dla lenga piemontèisa, la storia della lingua piemontese.

Prima puntata sulla lenga piemontèisa! Ma prima di addentrarci nelle regole, soggetti, oggetti, articoli, aggettivi, verbi, coniugazioni eccetera, parliamo della storia della lingua piemontese.

Il piemontèis è una lingua romanza, del gruppo delle lingue gallo-italiche, vicina a quello delle gallo-romanze (di cui un esempio è il francese), con cui condivide certi tratti. Le prime attestazioni scritte risalgono al XI-XII secolo, con in Sermoni Subalpini, ma è nel XVIII secolo che la letteratura e la forma scritta raggiungono un livello notevole. Nel 1783, Maurizio Pipino pubblica la prima grammatica di lingua piemontese e il primo vocabolario italiano-piemontese; in queste opere si possono notare le regole grafiche ancora oggi in uso. La grammatica di Pipino era però incompleta; bisognerà aspettare una versione più ricca nel 1933, scritta da Arturo Aly Belfàdel.

Nel 1981 il piemontese viene riconosciuto fra le lingue minoritarie europee, ed è inoltre censito dall’UNESCO, nell’Atlante delle lingue del mondo in pericolo e meritevoli di tutela. Purtroppo, invece, non è tutelata dalla legislazione italiana, anche se nel 1999 il Consiglio Regionale del Piemonte ha ufficialmente riconosciuto il piemontese quale lingua regionale del Piemonte, cercando di salvaguardarlo.

Pur non esistendo un’istituzione preposta alla regolamentazione della lingua, il piemontèis è materia di ricerca del Centro Studi Piemontesi – Ca dë Studi Piemontèis, associazione senza fini di lucro fondata nel 1969 a Torino.

Vàire forme a sconda dij pòst

La lingua piemontèisa è parlata in tutto il Piemonte, in Val Bormida e Alta Val Erro in Liguria, nella Lomellina in Lombardia, nella bassa Valle d’Aosta e in Argentina, probabilmente per il grande numero di immigrati piemontese trasferitesi nel paese sudamericano.

I glottologi dividono le varietà del piemontese in tre gruppi, che a loro volta si dividono in altri sottogruppi:

  • Piemontese occidentale
    • Torinese
    • Cuneese
  • Piemontese orientale
    • Astigiano
    • Langarolo
    • Roerino
    • Alto monferrino
    • Basso monferrino
    • Alessandrino
    • Vercellese
    • Biellese
    • Valsesiano
    • Novarese occidentale
  • Canavesano

Le differenze tra le varietà sono su temi fonetici, morfo-sintattici e lessicali, derivate soprattutto dal contatto con altre lingue regionali, come il lombardo, oppure dalla vicinanza prossima a popolazioni di lingua francese e occitana.

È comunque presente una koinè piemontese, cioè una lingua comune (potremmo chiamarlo piemontese standard) affermatasi tra il Settecento e la metà del Novecento, come codice regionale di prestigio. Si basa soprattutto sulla variante torinese, data l’importanza della città come centro economico e politico prima del Regno e poi della Regione.

Literatura e mùsica piemontèise

Diversi sono gli autori che si sono cimentati con la lingua piemontese, tra cui anche Vittorio Alfieri, Norberto Rosa e Guido Gozzano. Negli anni Venti del ‘900 nasce, su iniziativa di poeti e scrittori piemontesi, come Giuseppe Pacotto e Andrea Viglongo, la Companìa dij Brandé, che stabilisce le regole per il piemontese moderno scritto e letterario. Viglongo, inoltre, è il fondatore della casa editrice omonima, che pubblica opere in piemontese e di autori nati e/o vissuti in Piemonte.

Uno dei massimi poeti e cantautori in lingua piemontese del secondo Novecento è Gipo Farassino. Nato a Torino nel 1934, ha cantato l’anima delle periferie torinesi, arrivando lui stesso da lì, dal quartiere Barriera di Milano nella zona nord della città. Il suo primo album, Le canssôn d’ Porta Pila, esce nel 1962, ma il successo arriva nel 1968 con Avere un amico, e nel 1970 partecipa al Festival di Sanremo con la canzone Senza frontiere. Si spegne nella sua Torino l’11 dicembre del 2013.

Nòstre pontà

Ma torniamo a noi! Una volta al mese scopriremo una nuova sfaccettatura e una nuova regola grammaticale della lenga piemontèisa. Non saranno lezioni, non sono una professoressa né una linguista, quindi le chiamerò “puntate”, anzi “pontà” in piemontese, come se fosse una serie tv.

In questo viaggio linguistico ci accompagnerà Ël Cit Prinsi di Antoine de Saint-Exupéry, nella sua versione tradotta in lingua piemontese da Adriana Chiabrando per Editrice Il Punto e Gioventura Piemontèisa, e pubblicata nel 2000. Da questo bellissimo classico della letteratura trarrò frasi di esempio, unendo lo “studio” grammaticale con il piacere della lettura.  

Lòn c’ha l’é essensial a së s-ciàira nen con j’euj.

L’essenziale è invisibile agli occhi.

Eh sì, piemontese e italiano sono simili, ma anche molto diversi.

Rossana Pasian

Se vuoi saperne di più…

  • I libri che utilizzo:
    • Michele Bonavero (a cura di), Vocabolario piemontese sacociàbil, ed. Il Punto – Piemonte in Bancarella, Torino 2014.
    • Antoine de Saint-Exupéry, Ël Cit Prinsi, ed. Il Punto – Piemonte in Bancarella & Gioventura Piemontèisa, Torino 2005, trad. Adriana Chiabrando Le petite prince, ed. Gallimard 1946.
  • Siti di riferimento: