Matrimonio: sì o no?
“Quando vi sposate? Ma perché non vi sposate?” è una domanda che, purtroppo, fa sempre troppa gente fregandosene della privacy. A volte, domande e richieste insistenti su questo tema potrebbero mandare in tilt alcune coppie. Come in tutte le cose, ci sono dei pro e dei contro: provo a mostrarveli.

Ho perso il conto delle volte che ho visto persone che hanno dovuto “giustificarsi”, come se avessero dovuto, per il fatto di non volersi sposare. No, non con il partner, ma con persone terze che in ogni caso non sposerebbero: parenti, amici, colleghi, conoscenti e anche sconosciuti. A volte io stessa sono stata trattata come una criminale per la mia contrarietà al matrimonio. Eppure, è una scelta come un’altra che non fa del male a nessuno, se entrambi i membri della coppia sono d’accordo.
Sono abbastanza sicura che un sacco di persone, soprattutto donne, vivono questa situazione. Alcune, a causa delle pressioni, capitola e viene praticamente costretto a farlo controvoglia; altre si fanno il sangue amaro per lottare; altre ancora possono entrare in un limbo di confusione. Io non ho la risposta: la scelta è talmente personale che nessuno si deve arrogare il diritto di prenderla per qualcun altro. Ma se siete in confusione, ci sono delle questioni oggettive da prendere in considerazione: io cercherò di mostrarvele senza pregiudizio, le cose nude e crude. Non prenderò in considerazione la questione religiosa: quella è forse ancora più personale, quindi non ne parlerò. Inoltre, terrò conto soprattutto della legge sulle coppie eterosessuali e meno sulla legge riguardante le unioni civili.
Parliamo di soldi!
Sorpresa! Convolare a nozze non sempre è una buona idea: dal punto di vista fiscale, i due coniugi “cumulano” i redditi, quindi le agevolazioni si assottigliano; in più, essendo considerati ovviamente un unico nucleo famigliare, le agevolazioni possono essere utilizzati una volta sola. In caso di coppia di fatto, invece, per lo Stato si tratta di due persone fiscalmente separate. Quindi, è possibile che la coppia si trovi a pagare tasse più basse se non è sposata. Questo vale se i due coniugi hanno un reddito simile: se uno dei due non ha reddito o uno molto basso le cose cambiano.
Per il resto, invece, le coppie sposate hanno dei “diritti economici” automatici, che in alternativa devono essere messi a posto attraverso scritture ufficiali, testamenti eccetera. Un esempio, l’eredità: se si è sposati, automaticamente il coniuge è erede dell’altro, altrimenti ci vuole un testamento. Una coppia di fatto non ha diritti alla reversibilità della pensione; invece, in caso di coppie sposate, il coniuge superstite ha diritto alla reversibilità e all’eventuale TFR del defunto.
L’altra grande differenza riguarda la separazione. Se si è conviventi, in caso di separazione non si ha mai diritto a un assegno di mantenimento. Nel caso di due ex coniugi, invece, quello più debole potrebbe averne diritto, anche in caso di divorzio, che viene deciso dal giudice. Inoltre, a parte questo, quando ci si vuole separare bisogna passare necessariamente per il tribunale, con il coinvolgimento di avvocati e giudici. Se si è solo conviventi, basta lasciarsi.
Inoltre, la comunione dei beni è prevista solamente per le coppie sposate: essa significa che ogni cosa acquistata (non ricevuta in dono ed ereditata) dopo il matrimonio è automaticamente anche del partner. Ma sono automatici anche i debiti, che vengono passati al partner. I coniugi, però, possono anche scegliere la separazione dei beni: cioè le cose sono solo di chi le acquista, e il coniuge non può vantare nessun diritto, così come i debiti sono solamente di chi li contrare e l’altro coniuge non è coinvolgibile.
Gli aspetti più… “romantici”
Mettendo da parte i soldi, il resto? Partiamo dai figli: su questo aspetto, non c’è nessuna differenza, i figli sono figli in ogni caso, e diritti e doveri sono i medesimi, anche se la coppia “scoppia”. Stessa cosa se il partner si ammala: con l’introduzione della legge Cirinnà nel 2016, anche chi è “solo” convivente ha diritto a sapere dello stato di salute del partner e di prendere decisioni.
Con il matrimonio c’è un retaggio patriarcale del passato che, purtroppo, resiste: in caso di nozze, la moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito. O meglio, sarà la “signora X”, ma in realtà non potrà firmarsi con il cognome del marito o farsi chiamare con esso. È un “casino all’italiana”: nell’articolo 143 BIS del Codice Civile c’è questa norma, ma allo stesso tempo nessuna moglie può utilizzare il cognome del marito dal punto di vista amministrativo e che in qualsiasi documento deve esserci solo quello da nubile.
Il Codice Civile, sempre all’articolo 143, recita:
Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione.
Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.
La legge scrive questo, ma nella vita quotidiana niente di tutto ciò è garantito. La collaborazione, l’amore e la fedeltà non possono essere garantite da nessun contratto: quello dipende dalla persona. Potreste non sposarvi mai, e vivere con la persona più fedele e leale della storia, così come sposarvi e vivere con una persona che vi tradisce un giorno sì e l’altro pure e vi ricorda che vi ha sposato per comodità (magari economica). Non potete essere certi che col matrimonio una persona si prenda un impegno: potrebbe restare sposata e comportarsi comunque come se non lo fosse. Pensateci, di gente in questa situazione ne conoscete sicuramente.
Tra l’altro, il vincolo di fedeltà non è garantito per le coppie omosessuali dalla legge sulle unioni civili, ma questo non significa che non esista al loro interno: le dinamiche sono le medesime!
Quindi?
Quindi niente, fate come vi sentite! Certe cose, se non sposati, possono essere messe a posto, quindi si risolvono in qualche modo. Oppure potete sposarvi per dare una “prova d’amore” al vostro partner. Oppure esattamente il contrario: potreste scegliere di non sposarvi perché l’altra persona sia sicura che restate con lei solo perché avete voglia, e non perché obbligati da un contratto difficile da sciogliere.
Come dicevo all’inizio, non c’è una risposta giusta: ascoltate la vostra pancia e quella del partner. Solo voi conoscete la risposta per quello che è giusto per voi.
Fate sempre le cose per amore. Se notate che nell’altra persona non c’è amore, SCAPPATE (matrimonio o convivenza).
Rossana Pasian
Se vuoi saperne di più
- L’articolo del blog “La legge per tutti”: https://bit.ly/3muSQWs