Le ninfe della Terra Desolata
Tra le tante figure mitologiche presenti in The Waste Land, non potevano mancare le ninfe, divinità minori custodi dell’ambiente naturale, raffigurate come belle fanciulle. Ma come sono le ninfe della Terra Desolata?

Le ninfe erano divinità minori del pantheon classico, custodi dell’ambiente naturale; il mito ne ricorda numerose, più o meno famose come Eco o Teti, di natura diversa a seconda del luogo in cui vivevano. Venivano rappresentate come fanciulle belle ed eternamente giovani, il cui canto o presenza rendevano fertile l’ambiente in cui vivevano.
Nella Waste Land di Eliot le ninfe vengono riprese dal Prothalamion di Spenser, “scritto in celebrazione del doppio matrimonio delle figlie di Worcester e ambientato nel paesaggio di un Tamigi pastorale e mitico che ancora frequentano le Ninfe”[1].
Non sono più “le ninfe della mitologia che sono sparite lasciando orfana la terra […]” come sono invece quelle che immaginerà Cesare Pavese nelle sue opere, “ma le ninfe moderne, piccoli amanti di eredi sfaccendati della ‘City’”[2].
Le ninfe se ne sono andate
Nel poemetto Eliot scrive che “the nymphs are departed”, verso che può essere letto in due modi, cioè “sono assenti come figure del mito e sono scomparse come prostitute moderne col finire dell’estate”[3]. Accumunate a delle prostitute, anche la figura della ninfa viene degradata e ridotta a mero corpo: come già accadeva col mito di Filomela, ciò che è rimasto di queste divinità nella mente dell’uomo contemporaneo non è altro che la loro bellezza di giovani donne e di amanti di dèi e mortali.
È rimasta dunque impressa la componente “sessuale” di queste figure, perdendo l’immagine di divinità col potere di rendere viva e fertile la terra: l’uomo, ancora, rifiuta l’aprile di rinascita, per rintanarsi in un sesso fine a se stesso, senza amore e sterile.
Testo tratto dalla tesi di laurea triennale di Rossana Pasian “Dialoghi mitici tra T.S. Eliot e Cesare Pavese” anno accademico 2012/2013, Università degli Studi di Torino.
[1] Serpieri in T.S. Eliot, La terra desolata, Milano, ed. BUR, 1922 (reprinted 2007) p. 117.
[2] Serpieri, T.S. Eliot: le strutture profonde, Bologna, ed. Il Mulino, 1973, p. 222.
[3] Serpieri in Eliot, ibidem.