“Il museo”: un racconto psico-horror
Una notte ho un fatto un incubo molto vivido, che vedeva tra i protagonisti un mostro vampiresco. Ho deciso di trarne un breve racconto che possiamo definire psico-horror dal titolo Il museo.

Avete presente quando fate quei sogni (o incubi) molto vividi, che al risveglio per un attimo non siete sicuri di cosa sia reale e di cosa no? Mi è successo qualche tempo fa, quando ho fatto un incubo talmente forte da avermi tenuto senza fiato per il resto della giornata. Non solo, mi è tornato in mente anche in altre notti, e la mia mente quasi tentava di replicarlo.
Da questo incubo, anche per esorcizzare la paura che aveva creato, ho tratto un breve racconto psico-horror dal titolo Il museo, dove ho tentato di analizzarlo da un punto di vista psicologico (non ho studiato in modo accademico la materia, quindi sono teoria campate per aria). L’ho pubblicato “in anteprima” nel mio canale Wattpad, che pian piano arricchirò sempre di più: se volete prima di tutti ciò che scrivo, seguitemi lì!
Ora vi lascio al racconto. Buona lettura!
Il museo
Non avevo dormito per settimane, a causa degli incubi. Anzi, dell’incubo: era sempre lo stesso, con le stesse immagini e lo stesso senso di terrore che mi lasciava addosso. Era un periodo molto stressante, quindi diedi inizialmente la colpa a questo. Ma i giorni e le settimane passavano, e l’incubo non accennava a sparire dalla mia mente. Ne restavo terrorizzata anche durante la giornata, a volte mi ritrovavo a fissare il vuoto e a rivedere le sue immagini nella mia mente.
Fu per questo che decisi di richiamare la mia vecchia analista, per cercare di capire con lei quale potesse essere il motivo e cosa potesse rappresentare. Ero certa che il mio inconscio volesse dirmi qualcosa, che nei meandri della mia mente (o dei miei ricordi) si celasse qualche trauma irrisolto che tentasse di venire fuori in modo “creativo”.
“Ciao Elisa, ho bisogno di parlarti”, dissi quando chiamai l’analista.
“È successo qualcosa di grave?”, mi rispose subito allarmata. Si ricordava bene i miei episodi depressivi, certamente temeva un loro ritorno.
“Non proprio, sono settimane che non dormo a causa di un incubo ricorrente. Vorrei parlarne con te, magari ne veniamo a capo e capiamo cosa sta cercando di dirmi la mia mente”.
“Certo, nessun problema. Se vuoi domani ho un buco di un’ora nel primo pomeriggio, ti andrebbe bene?”.
“Sì, sarebbe perfetto. Ti ringrazio”.
Il giorno dopo mi recai da lei, con addosso nuovamente una notte insonne. Dopo aver superato i convenevoli, passai immediatamente a raccontare come se mi liberassi di un grosso macinio.
“Il sogno inizia sempre luminoso, in una bella giornata di sole. Sono in una piazza e decido di entrare in un museo. Ma non è il museo dove ho lavorato anni fa, sembra più una struttura vecchia e organizzato alla vecchia maniera, con teche di legno piene di vecchi oggetti non adeguatamente catalogati e che sembra quasi che si trovino lì per sbaglio. Sono lì con altre persone, ma non so esattamente perché siamo riuniti tutti lì, ma sono abbastanza sicura che ci siano persone di spicco, come il direttore del museo e il sindaco della città. A un certo punto veniamo tutti chiamati per andare in un angolo buio del pian terreno: hanno trovato qualcosa.
Quando arriviamo lì la scena che troviamo è sconcertante: c’è un mostro che sta dormendo. Assomiglia a un vampiro ed è a testa in giù. Ma non sembra uno di quei vampiri bellissimi del cinema degli ultimi anni: ricorda molto di più quelli del cinema muto, ma non solo, ha qualche fattezza del gargoyle.
La sua pelle è di un rosa aranciato, non pallido. Ha delle grosse ali marroni richiuse sulla schiena. Il suo corpo è quello di un uomo palestrato, e indossa una mutanda. Il suo viso è la cosa che spaventa maggiormente: è solcata da profonde rughe, le labbra sono sottili e scurissime, si intravedono dei denti che assomigliano a quelli di uno squalo, e i capelli sono nero pece. È una visione spaventosa, tanto spaventosa che nessuno riesce a distogliere lo sguardo. Io penso ‘È giorno, non avremo problemi’, memore delle leggende sui vampiri.
Mentre sono lì a fissare tra il terrore e il fascino il mostro, qualcuno urla: ‘Guardate, ci sono delle gallerie sotto il museo!’. Tutto il nostro gruppo eterogeneo segue la persona che ha urlato dentro le gallerie. Si apre un labirinto di gallerie e caverne di montagna. In alcuni anfratti scopriamo altri mostri, e più scendiamo più ne troviamo, tutti che dormono a testa in giù. A un certo punto, in fondo a una galleria, ci troviamo di fronte all’impensabile: c’è uno spogliatoio normalissimo, uno di quelli tipici per mettersi gli abiti da lavoro. E anche lì troviamo altri mostri dormienti.
Io inizio a tremare, mi rendo conto che il tempo passa e che tra un po’ il sole scenderà e probabilmente questa specie di vampiri si sveglierà. Non voglio che ci trovino lì, nel loro spazio, e insisto perché ce ne andiamo via. Alcuni sono d’accordo con me, altri però tirano fuori il proprio lato bellicoso e invocano il fuoco per distruggere questi mostri come delle vespe poco gradite. Io cerco di oppormi, perché il mio istinto sente che sarebbe un gravissimo errore. Ma tutte le persone insistono, in particolare gli uomini. Non posso fare nient’altro che lasciarli fare, sapendo che ce ne saremmo pentiti una volta che sarebbe scesa la notte.
Dunque, risaliamo verso la superficie, e subito delle persone vanno a prendere tutto quello che possono per dar fuoco alle gallerie. Io me ne vado, sperando di sbagliarmi. Quando arriva la notte, centinaia di mostri escono dal museo… e ci uccidono tutti”.
Parlai tutto d’un fiato, tremando al ricordo del sogno. Stavo sudando freddo, come se stesse succedendo in quel momento, come se il mostro fosse dietro di me, nell’angolo della stanza alle mie spalle.
“Cosa ne pensi, Elisa?”, chiedi dopo qualche minuto di silenzio.
“Beh, è un sogno molto complesso”, iniziò lei. “Sicuramente, i mostri rappresentano qualche tua paura molto profonda, che può riguardare il tuo lavoro o le tue relazioni personali. Le gallerie rappresentano, forse, la tua volontà di scavare all’interno della tua mente e scoprirne di più. Gli altri mostri, sono tutte le tue paure, magari anche superate, che però restano acquattate nella tua mente e temi che un giorno possano ritornare alla luce, come i tuoi episodi depressivi. L’ultima stanza è la più interessante, a mio avviso. La tua mente, immagino, abbia capito il collegamento tra il sogno e la realtà, quindi ti mette uno spogliatoio da lavoro, quindi qualcosa del mondo per come lo conosciamo. I mostri sono anche lì, quindi le tue paure rischiano di inficiare la tua vita quotidiana e ne hai il terrore; infatti, è il momento in cui più ti spaventi. Poi entrano in gioco due tue parti: quella che vuole trovare un modo razionale per affrontare i tuoi mostri, e quella iraconda che vorrebbe solo distruggere tutto e continuare la propria vita facendo finta di nulla. Nel sogno, anche se a te non sembra, è la seconda che prende il sopravvento. Ma tu razionalmente sai perfettamente che è la via sbagliata, infatti finisce male. Perché muori? Perché sai perfettamente che se non lavori su te stessa e sulle parti più oscure della tua mente, rischi di rovinarti la vita”.
Elisa si interruppe un momento, poi proseguì: “Questa almeno è la mia interpretazione. Se vuoi possiamo ricominciare le nostre sedute, almeno per qualche mese. Prendile come un’azione preventiva, prima che i tuoi mostri saltino fuori dal buio e ti sopraffacciano”.
“Sì, credo sia l’idea migliore. Questo per me è un periodo molto stressante, ho avuto molto da fare al lavoro e mi sono separata da poco. Devo rimettere insieme i cocci della mia vita, ma forse non riesco a farcela da sola”.
“Allora ci vediamo la settimana prossima. Stesso giorno alla stessa ora?”
“Perfetto! Grazie mille, Elisa. Parlandone con te e con la tua analisi mi ha reso già più leggera: capire che ci sono ancora delle parti oscure e che posso farlo con calma, mi rende molto più tranquilla. Magari questa notte riesco a dormire!”.
Uscii dal suo studio più rilassata. Era una bella giornata di sole, quindi decisi di concedermi un dolce in un bar. Stavo gustando un gelato quando mi arrivò una chiamata da una mia vecchia collega del museo.
“Ciao, come stai?”, risposi tutta allegra.
“Ciao, abbastanza bene. Senti, questa la devi proprio sentire: hanno trovato qualcuno dormire in un angolo del museo, assomiglia a un vampiro”.
Rossana Pasian