Ij piemontèis a bogio nen!
Storia di un modo di dire che sembra negativo, ma in realtà bisogna esserne fieri. Ecco perché ij piemontèis a bogio nen…

“È un bogia nen” quanto volte l’abbiamo detto e l’abbiamo sentito dire noi piemontesi? E quante volte i non piemontesi ce l’hanno detto per prenderci in giro? “Bogia nen” (letto “bugia nen” per i non piemontesofoni, o meglio ancora [bʊʤaˈnɛŋ]) significa letteralmente in italiano “non muoverti”, forma negativa della seconda persona singola dell’imperativo presente (un giorno vi spiegherò il negativo in piemontese, argomento affascinante). Viene utilizzato spesso per dire che una persona è lenta nel fare qualcosa, che non si muove, che è statica o addirittura dal carattere passivo-succube. Io personalmente lo utilizzo quando trovo qualcuno di molto lento al volante.
Ma in realtà dovremmo trattare molto meglio questo modo dire, e dovremmo essere fieri di poterci definire così. Perché in realtà quel “non muoverti” non significa staticità e passività, ma caparbietà, determinazione e fermezza nell’affrontare le difficoltà. Che è in effetti la perfetta descrizione del piemontese medio.
Una storia lunga più di 250 anni
Ma perché da semplice frase imperativa, il “bogia nen” è diventato un’espressione così pieno di significato? Perché è legata a un episodio importante della Guerra di Successione Austriaca (1740-1748), a cui il Regno di Sardegna ha partecipato a fianco dell’Austria contro la Francia (sembra incredibile, se pensiamo a quello che sarebbe successo di lì a un centinaio d’anni).
Il 19 luglio 1747 si svolge la Battaglia dell’Assietta, un vallone tra la Val Chisone e la Val di Susa; 4.800 soldati austro-piemontesi si trincerarono per fermare l’avanzata di 40.000 francesi, dieci volte il loro numero. Data la situazione impari e disperata, lo stato maggiore inviò un messaggio al comandante piemontese, il conte Giovanni Battista Cacherano di Bricherasio, per autorizzarlo alla ritirata, così da mettersi su posizioni più favorevoli. L’ordine venne però respinto dal tenente colonnello Paolo Novarina Conte di San Sebastiano, che comandava la ridotta più avanzata alla Testa dell’Assietta: «Dije a Turin che da sì nojàutri i bogioma nen» (“Dite a Torino che noi da qui non ci muoviamo”). L’esercito austro-piemontese, nonostante il numero inferiore, ebbe la meglio e la battaglia venne incredibilmente vinta.
Da quel giorno, i soldati piemontesi vennero chiamati “bogia nen”, e poi l’espressione si è estesa a tutta la popolazione piemontese.
Quindi bisogna essere fieri di questo soprannome, perché ci ricorda quanto siamo caparbi e forti nelle difficoltà. Ricordateglielo a tutti quelli che vorrebbero prendervi in giro con questa espressione: in realtà vi stanno facendo un complimento.
Rossana Pasian
Se vuoi saperne di più…
- Storia della Battagliadell’Assietta
- I protagonisti della battaglia
- Conte di Bricherasio: https://bit.ly/3lorwoS
- Conte di San Sebastiano: https://bit.ly/34BvdAL