Gavese la nata: un doppio modo di dire

In piemontese, c’è un doppio modo di dire, perché a seconda se è espresso con la prima o con la seconda/terza persona cambia di significato: gavese la nata, nella sua forma infinita. Se lo si dice in prima persona ha un significato positivo, altrimenti uno negativo. Scopriamoli!

tappi

Letteralmente, gavese la nata significa in italiano “togliersi il tappo”: ovviamente, nessuno in Piemonte ha dei tappi veri e proprio da togliersi di dosso, ma si tratta di una metafora per due cose ben diverse da loro. Se il verbo è in prima persona, stiamo dicendo una cosa bella e positiva; se, invece, il verbo è coniugato alla seconda, soprattutto imperativo, o alla terza persona stiamo criticando qualcuno, quindi si tratta di una cosa negativa. Scopriamo i due significati.

Mi i më gavo la nata

Quando la frase è coniugata in prima persona, tendenzialmente indicativo, significa “mi tolgo uno sfizio”. In pratica, suppongo senza certezze, io mi tolgo il “tappo” che teneva intrappolato un mio desiderio, e mi libero magari da una piccola ossessione che avevo per quella cosa. 

In questo caso, si tratta di un’accezione positiva: togliersi uno sfizio è una cosa che ci porta sempre gioia, di qualunque cosa si tratti, non è vero? 

Gavte la nata

In questo caso, invece, non c’è nulla di bello: questa frase significa “scendi dal piedistallo” o “fatti furbo”; non un insulto, ma nemmeno un complimento. Perché si dice che è meglio “togliersi il tappo” in questo caso? Non vorrei arrivare a conclusioni affrettate, ma potrebbe essere per ossigenare il cervello (come si fa con i vini)? Non ho la minima idea da dove possa arrivare questo modo di dire, però Umberto Eco, piemontese, ci dà una bella spiegazione in Il pendolo di Foucault:

È torinese. Significa levati il tappo, ovvero, se preferisci, voglia ella levarsi il tappo. In presenza di persona altezzosa e impettita, la si suppone enfiata dalla propria immodestia, e parimenti si suppone che tale smodata autoconsiderazione tenga in vita il corpo dilatato solo in virtù di un tappo che, infilato nello sfintere, impedisca che tutta quella aerostatica dignità si dissolva, talché, invitando il soggetto a togliersi esso turacciolo, lo si condanna a perseguire il proprio irreversibile afflosciamento, non di rado accompagnato da sibilo acutissimo e riduzione del superstite involucro esterno a povera cosa, scarna immagine ed esangue fantasma della prisca maestà.

E la prossima nata quando ve la toglierete? (Chissà in che senso intendo!)