Fuoco e acqua
La terza sezione di The Waste Land di T.S. Eliot, The Fire Sermon, rimarca più volte l’idea di infertilità: il fuoco è purificatore, ma è anche la lussuria dell’uomo moderno, che però non porterà alla nascita di un bambino, è fine a se stessa; l’acqua, elemento fertile per eccellenza nel passato, nel tempo presente è degradata, inquinata e quindi non fertile.

Il titolo della terza sezione del poemetto si riferisce al Sermone del Fuoco predicato da Buddha contro la lussuria e le passioni umane che bruciano e consumano l’animo umano; infatti, questa parte del poemetto affronta la passione amorosa, o meglio sessuale, che ossessiona la mente dell’uomo contemporaneo, “the fire is the sterile burning of lust”[1].
Il fuoco però ha una valenza simbolica positiva di purificazione, come possiamo capire dalla chiusura della sezione “burning o lord thou pluckest me out”, che riprende anche sant’Agostino, il quale utilizzava l’immagine del fuoco come espressione della fede e dell’amore che portava verso Dio. Inoltre, sant’Agostino racconta nelle Confessioni che la sua crisi spirituale avvenne a Cartagine (Eliot ce lo ricorda con il verso “to a Carthage then I came”), che è la patria del one-eyed merchant e del Phoenician Sailor della prima sezione e di Mr Eugenides che incontreremo dopo in questa sezione.
Le feste del fuoco
Come dice Serpieri, il fuoco “indica sterilità, ma anche arsura interiore e quindi ricerca spirituale”[2]. Ecco che ancora ritorna il mantra dell’infertilità, insieme a quello della ricerca spirituale che dovrebbe compiere il cavaliere, quindi l’uomo moderno, alla ricerca del Graal.
Impossibile non pensare alle feste del fuoco descritte da Frazer: l’antropologo si dilunga su tutte le usanze europee di accendere falò in corrispondenza di festività cristiane, sottolineando la loro rassomiglianza con festività pagane, soprattutto celtiche[3]. Nel capitolo sulla loro interpretazione, Frazer afferma che “il fuoco è considerato promotore della crescita dei raccolti, e del benessere dell’uomo e delle bestie, o positivamente stimolandoli, o negativamente stornando i pericoli e le calamità”[4], e poi continua affermando che “le cerimonie del fuoco non hanno necessariamente relazione col sole, ma hanno soltanto un’intenzione purificatrice, essendo intese a bruciare e distruggere tutte le influenze dannose”[5].
Frazer ci dice che il fuoco era utilizzato per allontanare e per distruggere i mali che avrebbero potuto danneggiare i campi e il bestiame. L’“uccisione” di questi elementi era sia materiale che spirituale, e questo ci riporta al Sermone di Buddha, in cui gli organi e i sensi bruciano e con loro ciò che di spirituale a essi connesso.
Questa sezione del poemetto di Eliot si chiude con la parola “burning”, tratta direttamente dal già citato sutra: “The word remains isolated, with no punctuation marks or other formal features with which to make sense of it. This isolation of the word leaves it without a sense of closure”[6].
L’acqua degradata è la vera protagonista
Nonostante il titolo, l’elemento protagonista della sezione non è il fuoco ma il suo contrario, l’acqua. Si riapre dunque la questione sul significato che essa porta con sé, fertilità o morte.
Il fiume Tamigi e il lago Lemano si sovrappongono e diventano le acque in cui sta pescando il Fisher King. Come già abbiamo avuto modo di notare, la leggenda del Graal è secondo Jessie Weston un’evoluzione o una derivazione di antichi culti e leggende i quali avevano la stessa trama di base: un eroe doveva salvare una terra desolata e infertile, e per farlo doveva trovare un oggetto sacro e magico che avrebbe guarito il re della terra, la cui malattia era responsabile di quella del suo regno. L’origine che propone la Weston è quello con i culti indiani di fertilità, in particolare quello in onore di Indra, il quale aveva sconfitto il gigante Vritra o Ahi che teneva prigioniere le acque dei fiumi. Il protagonista indiano, dunque, liberando le acque fertilizza la Waste Land che si era creata, così come il cavaliere sconfiggendo il male ridà vita al regno del Re Pescatore.
L’acqua allora sembra riconquistare il suo ruolo di portatrice di vita, in cui vive un altro simbolo di vita, molto importante nella cultura cristiana soprattutto, cioè il pesce, il quale è inoltre “synonymous with the Grail”[7]. Brooks in merito alla simbologia del pesce afferma che
the title ‘Fisher King’, Miss Weston shows, originates from the use of the fish as a fertility or life symbol. This meaning, however, was often forgotten, and so his title in many of the later Grail romances is accounted for by describing the king as fishing[8].
Ovviamente, entrambi questi simboli sono degradati: dall’inizio, le acque del Tamigi sono contaminate dagli scarti della civiltà contemporanea, come, per ripetere, tutto ciò che ci è venuto in eredità dal mondo primitivo. Dal verso 187, è lo stesso Fisher King a dirci direttamente che l’acqua si è trasformata in qualcosa di spento e poco rigoglioso, un dull canal, posizionato vicino ad un gasometro, che rappresenta sia il progresso tecnologico, ma è anche il responsabile dell’inquinamento fisco dell’acqua.
La soluzione, rappresentata dalla cristianità proprio attraverso l’atto di pescare, diventa impossibile, poiché l’acqua è diventata portatrice di putrido e morte. Infatti, il re afferma di “musing upon the king my brother’s wreck/and on the king my father’s death before him” riportandoci nuovamente al tema ossessivo della morte e in particolare della morte per acqua più volte annunciata fin qui e che sta per compiersi.
“Eterni” ritorni
Ritorna inoltre qui la dicotomia incontrata nella seconda sezione tra rats e bones, riprendendo anche gli stessi “protagonisti”: le ossa perdute si trovano ora in un solaio abbandonato e arido, da cui non usciranno mai, e su cui i topi camminano anno dopo anno, quasi per aiutare e continuare il processo di decomposizione che era iniziato nei “white bodies” del verso prima; in questo modo Eliot ci ricorda ancora una volta che la rinascita è impossibile e non voluto: i “white bodies” sono abbandonati sul terreno, non sono sotterrati come vorrebbe il rito di fertilità e le ossa sono gettate in un luogo dove generalmente si mettono gli oggetti non più utili e dimenticati.
Nei versi 207-214 incontriamo ancora il one-eyed merchant, tramutatosi qui in Mr Eugenides, e che corrisponde anche al mercante siriano/fenicio. “The Syrian merchants” dice Brooks “we learn from Miss Weston’s book, were […] the principal carriers of the mysteries which lie at the core of the Grail legends”[9].
I culti misterici erano alla base degli antichi riti di fertilità, portando il segreto del segreto della vita: è questo contenuto che Madame Sosostris non era in grado di vedere durante la lettura dei tarocchi, dunque il senso della vita e tutto ciò a essa connesso è precluso alla nostra vista di uomini moderni.
Mr Eugenides invita il protagonista a prendere parte ad un rituale, ma non ha più nulla in comune con quelli antichi di fertilità: il suo, infatti, è un invito omosessuale, che è ovviamente sterile, non può portare alla vita, rifiutando nuovamente la rinascita di aprile.
Testo tratto dalla tesi di laurea triennale di Rossana Pasian “Dialoghi mitici tra T.S. Eliot e Cesare Pavese”, anno accademico 2012/2013, Università degli Studi di Torino
[1] Cleanth Brooks, “The Waste Land: Critique of the Myth”, in Critical Essays on T.S. Eliot’s The Waste Land, a cura di L.A Cuddy & D.H. Hirsch, Boston, ed. G.K. Hall & co., 1991, p.97.
[2] Serpieri, “introduzione”, in T.S. Eliot, La Terra Desolata, a cura di Alessandro Serpieri, Milano, Ed. Rizzoli, 1922 (reprinted 2007), p. 42.
[3] Cfr. Frazer, Il Ramo d’Oro, vol. I-II, Milano, ed. Boringhieri, 1973.
[4] Frazer, id., p.989-990.
[5] Frazer, ibidem.
[6] Debojoy Chanda, Classicism in T.S. Eliot’s “The Waste Land”, in Modern American Poetry on The Waste Land, http://www.english.illinois.edu/maps/poets/a_f/eliot/wasteland.htm, 1999 [ultima consultazione 23 aprile 2013].
[7] Grover Smith, Memory and Desire: The Waste Land, inCuddy & Hirsch, id., p. 132.
[8] Brooks, id., p. 97
[9] Brooks, id., p.99