Come festeggiano il Natale gli atei?
Vi siete mai chiesti come le famiglie atee festeggiano il Natale? E soprattutto se lo festeggiano? La risposta chiaramente non è univoca: come ogni famiglia cristiana ha delle sue abitudini, lo stesso vale per quelle atee. Partiamo però da un presupposto (forse inaspettato): il Natale in realtà non è un’invenzione del Cristianesimo, ma arriva da molto lontano. Il Natale, quindi, è di tutti!

Il Natale è la festa che celebra la nascita di Gesù, giusto? Non è totalmente vero. Certamente sì, il Cristianesimo “occidentale” celebra il 25 dicembre come nascita di Gesù Cristo, mentre per quello “orientale” questa data cade il 6 gennaio, che coincide con la nostra Epifania.
Ma in realtà questa festività ha una lunga storia di stratificazioni di antiche ricorrenze, le quali si sono fuse e mescolate nel corso di centinaia di anni, se non millenni. Questo vale per molte altre festività: non esiste una festa “pura”, escludendo quelle che ricordano avvenimenti storici (come, per esempio, il 25 aprile e il 2 giugno in Italia).
L’origine del Natale e le altre feste dicembrine
Il Natale, allora, da dove arriva? Le sue radici sono molto profonde, partendo dalle feste per il dio Sole, fino agli Egizi e ai Greci, senza dimenticare tutte le altre civiltà del mondo antico. Fermandoci all’epoca romana, una delle feste del periodo “natalizio” erano i Saturnali. Si festeggiavano dal 17 al 23 dicembre in onore del dio Saturno e in ricordo dell’età dell’oro dell’umanità, quando regnava fratellanza e abbondanza. Durante questi giorni, si lasciava massima libertà ai servi, si organizzavano lauti banchetti, si giocava con gli amici e i parenti e ci si scambiavano regali? Ricorda nulla?
In tarda epoca romana, il 25 dicembre era comunemente considerato il solstizio di inverno, ma anche la festa del Sol Invictus, appellativo religioso per diverse divinità solari, tra cui Mitra. Questo era un dio indoeuropeo, entrato nel pantheon latino nel I secolo d.C. La sua nascita era fissata il 25 dicembre, quando si festeggiava la festa del Natalis Solis (Natalis, Natale…). Secondo il mito, Mitra è sceso sulla terra per soccorrere l’umanità (ricorda nulla?): uccide un toro, attraverso il cui sangue viene fecondata la terra; il dio risale allora in cielo, con la promessa di un suo ritorno sulla terra nel futuro (ricorda nulla?).
Il Mitraismo era in forte concorrenza con il primo Cristianesimo, e molto probabilmente è (anche) per questo motivo che il Natale di Gesù è stato fissato il 25 dicembre. Chissà cosa sarebbe successo se avesse “vinto” il Mitraismo…

Nel periodo dicembrino, inoltre, altre culture celebravano il sole e la luce che vince sull’oscurità. I celti, tra il 19 e il 23 dicembre, festeggiavano Yule, cioè il passaggio dalle tenebre alla luce. In questo periodo dell’anno il sole morente, secondo il loro culto, si trasforma nel sole bambino, che nasce dalla madre terra (anche qui ricorda qualcosa, vero?). Durante questa festa, era abitudine decorare gli alberi sempre verdi: con l’avvento del Cristianesimo questi si sarebbero “trasformati” negli alberi di Natale.
Infine, non posso non citare la “feste delle luci” ebraica: la Hannukah o Channukah (in ebraico חנוכה). Questa festa, che commemora la consacrazione del nuovo altare nel Tempio di Gerusalemme dopo la liberazione dagli Elleni, inizia al tramonto del 24 kislev (che corrisponde a dicembre) e finisce tra il 2 e il 3 tevet (cioè gennaio). È una festività che segna il dominio della luce contro l’oscurità, non a caso cade nelle giornate più corte dell’anno. Ogni sera, infatti, viene accesa una nuova candela della Channukah, un candelabro a nove braccia.
Giusto per completezza, il 6 gennaio, quindi la data di Natale per i cristiani d’Oriente e l’Epifania per quelli di Occidente, era nell’antichità la data di nascita di altre divinità, quali Osiride, Dioniso e Aione (nato anche lui da una vergine). Quindi il “funzionamento” è pressoché uguale.
Non distruggete i loro templi pagani ma trasformateli in chiese cristiane, battezzate col nome dei santi. Per forza d’usanza, il popolo continuerà a venirci e venererà ormai il suo nuovo Dio. I loro sacrifici di animali dovrebbero essere mantenuti, ma trasformati; invece di essere puri e semplici sacrifici, forniranno materia a un pasto cristiano in onore di Dio.
Epistola di papa Gregorio I a Melitus e Agostino di Canterbury, anno 601 d.C.
Ma almeno il presepe è cristiano… ah no?
Anche il presepe ha origini romane, ebbene sì! Gli antichi romani conservavano nelle loro case le statuette dei Lari, gli spiriti degli antenati di coloro che vivevano in quella casa e protettori della famiglia, e con esse ricreavano ambientazioni durante il periodo dei Saturnali. I Lari spesso non rappresentavano persone davvero esistite ma figure archetipe, esattamente come nel presepe cristiano.
Come vedete, le tradizioni e i culti si fondono, si mescolano e si trasformano di continuo.
Ma quindi come festeggiano gli “ateacci”?
Dopo questo velocissimo excursus sulle “origini” del Natale e le feste simili, torniamo alla domanda di partenza: come festeggiano il Natale gli atei?
Molto spesso (ma ripeto, non è l’unico modo) si uniscono tutte quelle cose di cui abbiamo parlato: luce, “banchetti”, alberi di Natale, riunioni famigliari e regali; qualcuno, addirittura, fa anche il presepe, anche se più per spirito di “modellismo”, non per lo spirito religioso ovviamente.
Su una cosa non c’è dubbio: universalmente il Natale è la festa della famiglia e delle persone care. Si fanno doni a chi si vuol bene, si sta tutti insieme a mangiare, giocare e condividere il proprio tempo. È un momento di raccoglimento e calore umano, che non a caso cade intorno al solstizio d’inverno: nei giorni più oscuri ci si riunisce per “combattere” il freddo e il buio, sapendo che con il nuovo anno tornerà la luce e la primavera. Questo a prescindere dalla fede o non fede religiosa (qualunque religione).
È una festa di amore, sia per i cristiani che per chi non lo è. Alla fine l’unica grossa differenza è la partecipazione o meno alla messa di mezzanotte.

Cosa non dire agli atei nelle festività natalizie
Purtroppo, ci sono persone che non hanno compreso il messaggio di pace, amore e fratellanza che questa festa si porta con sé fin dall’epoca romana. Io in prima persona, in quanto nata in una famiglia non credente, sono stata oggetto di cattiverie e discriminazioni. Le cose stanno, per fortuna, lentamente cambiando, ma lo zoccolo duro dei “cattivi” rimane.
Ci sono frasi da non dire assolutamente agli atei, soprattutto ai bambini: la buona educazione non è mai troppa. Eccone qualche esempio.
- Se non sei cristiano perché non lavori a Natale? Questa domanda non ha senso, e vale per qualsiasi altra festa, per due ragioni: la prima è che tutti hanno bisogno di periodo di pausa, e nel nostro paese è abitudine farlo anche in questo periodo dell’anno, cosa che tra l’altro è vera fino a un certo punto perché non esistono più i grossi blocchi di produzione e uffici come anni fa; la seconda è che, come abbiamo visto, il Natale è una festa universale, perché ha origini antichissime ed è stata declinata in mille modi diversi a seconda del luogo e dell’epoca.
- Non ti faccio il regalo perché sei ateo. Come abbiamo visto prima, l’abitudine dei doni è pagana; quindi, tecnicamente, non ci si dovrebbe fare doni se non pagani. Ma ovviamente, meglio farseli e basta (se si vuole).
- Se non sei cristiano perché fai l’albero di Natale? In realtà non dovrebbe farlo nessuno, perché ha origini celtico-pagane. Però come rinunciare alle luci e alle decorazioni? E sottolineo luci.
- Quel bambino non è cristiano, quindi non dovrebbe partecipare alle attività scolastiche sul Natale. Qui c’è veramente della cattiveria gratuita e meschina verso un essere innocente. Ribadisco: il Natale è di tutti, quindi non c’è ragione che un bambino non partecipi (a meno che non sia richiesto esplicitamente dalla sua famiglia). Inoltre, non avrebbe senso escludere un bambino: da qui arrivare ai ghetti è un attimo. Esempio: arriva un finto Babbo Natale a scuola per consegnare dolcetti ai bambini, e viene richiesto che non partecipi quella bambina che non è figlia di credenti; quindi questa bambina sarebbe l’unica senza dolci, senza una ragione apparente per lei. NON FATELO.
- Sì, il bambino può partecipare alla recita di Natale, ma gli ricordo che non è cristiano e quindi non può capire cosa sta succedendo. Anche i bambini di famiglie cristiane non credo che capiscano il senso profondo della festa religiosa, quindi si potrebbe dire una cosa simile anche a loro: sei piccolo per capire, quindi non festeggi il Natale con noi adulti. Ma soprattutto quanto è maligno umiliare un bambino? Esempio: bisogna scegliere chi fa cosa nella scenetta del presepe, prendi una bambina per fare Maria, le dici di stare un tot di minuti in posizione di preghiera, e poi dici “ah no, tu non sei credente, quindi non vai bene”. Tratto da una storia vera. NON FATELO.
Natale, come già detto e ripetuto, è una festa che arriva da lontano, ma che ha degli elementi che sono rimasti invariati nei millenni: la volontà di far vincere la luce contro il buio dell’inverno, il calore delle persone care, l’amore verso il prossimo e la condivisione. Non siate cattivi, seguite questi ideali di fratellanza. Anche perché a Natale dovremmo essere tutti più buoni.
Rossana Pasian
Se vuoi saperne di più:
- Link utili
- La festività dei Saturnali: https://bit.ly/37JDCF7
- Il mito di Mitra: https://bit.ly/38KxwE3
- La storia del presepe: https://bit.ly/34FlSsK
- Libri interessanti
- Arnaud d’Apremont, La vera storia di Babbo Natale, Torino, Edizioni L’Età dell’Acquario, 2015.
- Giorgio P. Panini, Il grande libro della mitologia, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2002.
- James G. Frazer, Il ramo d’oro, Torino, Bollati Boringhieri Editore, 2014.