“Sovietistan”: cinque Paesi, una storia da scoprire

Con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, le cinque repubbliche dell’Asia centrale ottennero l’indipendenza. Nel corso di settant’anni di regime sovietico, Turkmenistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan – i Paesi che, dalle catene montuose più alte del mondo al deserto, segnavano un tempo la rotta della Via della Seta – erano in qualche modo passati direttamente dal Medioevo al ventesimo secolo. Erika Fatland li percorre uno per uno, e lo fa con gli occhi di una giornalista e antropologa norvegese che non ha paura di stare scomoda.

Il viaggio inizia dal Turkmenistan, e già qui ci si rende conto che questo non è un reportage qualunque. Il Turkmenistan è probabilmente il Paese più bizzarro e inquietante del libro, un posto dove la dittatura ha preso forme quasi surreali. Prima Saparmyrat Nyýazow, autoproclamatosi Turkmenbashi – padre di tutti i turkmeni – poi il suo successore Serdar Berdimuhamedow: dittatori che hanno elevato l’autocrazia a forma d’arte, il dispotismo a vette da operetta. Nyýazow cambiò i nomi dei mesi e dei giorni della settimana, vietò l’opera lirica, il circo, il balletto e perfino i cani, allontanati dalla capitale perché il presidente non ne sopportava l’odore. Scrisse anche un libro, il Ruhnama, il cui studio divenne obbligatorio per accedere a qualsivoglia carica pubblica. Leggere queste pagine lascia con una domanda difficile: come si vive, dentro tutto questo?

Il Kazakistan è l’altro estremo: un Paese vastissimo, ricco di petrolio, con una capitale costruita dal nulla nel mezzo della steppa come dimostrazione di potere. La Fatland lo attraversa con curiosità, fermandosi sulle contraddizioni tra la modernità ostentata e le radici nomadi ancora vive nelle campagne.

Nel Kirghizistan e nel Tagikistan emergono le ferite più profonde: la povertà, le tensioni etniche, i confini assurdi ereditati dall’epoca sovietica che ancora oggi separano comunità e famiglie. La Fatland non si limita a descrivere paesaggi: incontra persone, le ascolta, ne riporta le storie senza filtri.

Il viaggio si chiude con l’Uzbekistan. Ed è qui che, leggendo, mi sono fermata più volte. Ho visitato l’Uzbekistan nell’agosto del 2025 e riconoscere nei paragrafi della Fatland i luoghi che avevo visto con i miei occhi – le maioliche di Samarcanda, i bazar di Bukhara, il caldo secco del deserto – è stata un’esperienza strana e bellissima insieme. Come vedere una fotografia di un posto che conosci scattata da qualcun altro, ma in un tempo diverso: il dittatore Islom Karimov è morto nel 2016, quindi qualche anno dopo il viaggio di Erika Fatland e quasi 10 anni prima del mio. Ho potuto vedere un Uzbekistan meno problematico, e in un certo senso più libero; ma non posso negare che la strada, per questo meraviglioso paese, sia ancora lunga.