“La fiaba nucleare dell’uomo bambino” di Hamid Ismailov: infanzia negata, futuro impossibile

La fiaba nucleare dell’uomo bambino di Hamid Ismailov: infanzia negata, futuro impossibile
Steppa e lago uzbeki.

Ci sono libri che ci arrivano addosso come un vento improvviso, portando con sé polvere, odori, memorie che non ci appartengono eppure sembrano riconoscerci. La fiaba nucleare dell’uomo bambino di Hamid Ismailov, scrittore dell’Uzbekistan ma esiliato nel 1992 a causa di pressioni politiche e accuse da parte del regime di Karimov, è uno di questi (edito in Italia dalla casa editrice Utopia). Varcando la soglia del racconto entriamo in una steppa sconfinata, in un villaggio che non sta su nessuna mappa, e lì incontriamo Erzhan, il violinista che sembra un bambino ma ha ventisette anni.

La storia di Erzhan si apre in un paesaggio che vibra di contraddizioni. Da un lato la forza arcaica dei riti, delle superstizioni, della comunità che vive di piccoli gesti antichi; dall’altro l’intrusione brutale della modernità, con la televisione che entra nelle case e soprattutto con la “Zona”, il territorio dei test nucleari che scuote la terra e, ammala i corpi. È qui che Erzhan compie il suo gesto fatale: un tuffo in un lago proibito, nato da un’esplosione atomica. Da allora il tempo per lui si ferma, e resta prigioniero di un corpo che non cresce.

Quella di Erzhan non è solo la parabola di un individuo, ma l’allegoria della generazione di coloro che sono cresciuti durante la Guerra Fredda (1949-1989). Crescere diventa impossibile quando l’aria stessa è contaminata, quando il futuro è stato compromesso prima ancora di arrivare. Erzhan diventa simbolo di un’innocenza violata: guardarlo significa specchiarsi nelle ferite invisibili che la storia infligge senza chiedere permesso.

Hamid Ismailov scrive con la forza del mito e la precisione del dettaglio quotidiano. Nei suoi paesaggi si intrecciano il ritmo della fiaba e l’eco della tragedia storica. Leggere La fiaba nucleare dell’uomo bambino è come ascoltare una musica lontana, malinconica, che racconta insieme la bellezza e la devastazione. Non c’è condanna esplicita, ma un racconto che lascia spazio al lettore, invitandolo a sentire più che a giudicare.

Alla fine resta una domanda: cosa significa crescere in un mondo che non ti permette di diventare ciò che sei? Erzhan ci guarda con i suoi occhi da bambino (ma la coscienza di un giovane uomo di 27 anni), e forse ci chiede di non dimenticare. Perché le fiabe, anche quelle più dure, sono lì per custodire la memoria e consegnarla a chi verrà dopo di noi.

  • Autore: Hamid Ismailov
  • Titolo: La fiaba nucleare dell’uomo bambino
  • Casa editrice: Utopia Editore, edizione 2021
  • Titolo originale: Vunderkind Erzan
  • Traduzione: Nadia Cigognini 
  • Lingua originale: uzbeko