Il mare e la crescita interiore in Joseph Conrad
Joseph Conrad, scrittore e marinaio, nel 1917 pubblica il suo romanzo autobiografico The Shadow Line in cui racconta la prima esperienza da capitano e di come la tragedia sfiorata lo abbia trasformato da giovane ragazzo inesperto a uomo saggio.

The Shadow Line è un romanzo breve e autobiografico di Joseph Conrad, pubblicato nel 1917. Tratta della crescita e dello sviluppo del protagonista, mai nominato ma che noi sappiamo essere Conrad stesso, durante la sua esperienza di capitano della nave Orient. La linea d’ombra è il momento in cui il personaggio prende atto della propria indipendenza e della propria solitudine di fronte al mondo, il momento in cui si lascia alle spalle la propria gioventù prendendo coscienza di essere un uomo con dei propri limiti.
Questo romanzo è stato spesso definita come una sorta di versione in prosa di The rime of the Ancient Mariner. In effetti sono molti i punti in comune tra le due opere, anche se il romanzo di Conrad non nasce con l’intento di essere una storia soprannaturale, come è invece senza dubbio quella di Coleridge, lo stesso autore dice infatti in una lettera del 1917 a Helen Sanderson “I never either meant of ‘felt’ the supernatural aspect of the story while writing it”[1], e ancora nella Author’s Note al romanzo scritta nel 1920 afferma che l’opera “was not intended to touch on the supernatural […] The world of the living contains enough marvels and mysteries as it is”[2]. Partendo da questo presupposto, cioè che siamo di fronte a una storia assolutamente realistica, il cui intento è quello di presentare un fatto autobiografico per come è stato vissuto, nei limiti della finzione letteraria, è comunque impossibile non notare che alcune immagini si avvicinano molto al soprannaturale, se non nelle intenzioni dello scrittore, sicuramente nella mente dei suoi personaggi, rendendo The Shadow Line “a ghost story which does not quite ‘come off’”[3].
La prima immagine che rimanda al mondo fantastico è la descrizione che il protagonista fa del capitano Ellis, l’autorità più alta nei mari orientali e colui che gli dà il comando di una nave il cui capitano è morto:
Captain Ellis looked upon himself as a sort of divine (pagan) emanation, the deputy-Neptune for the circumbient sea. If he did not actually rule the waves, he pretended to rule the fate of the mortals whose lives were cast upon the waters.[4]
Ellis è descritto come un moderno Nettuno, il dio romano del mare, ma potremmo dire che ora è una divinità degradata, perché non è più in grado di governare completamente il mare, ma si limita a governare le vite degli uomini di mare, o almeno crede di avere questo potere, decidendo quali rotte ciascuno di loro deve seguire. A ogni modo, fino a questo momento nulla sembra presagire ciò che capiterà in seguito sulla nave, quando la storia si avvicinerà molto alla ballata di Coleridge e avrà incursioni almeno indirette del soprannaturale.
La maledizione del vecchio capitano
Nel momento in cui il protagonista deve lasciare l’albergo in cui alloggiava per recarsi al porto dove la sua nave è pronta a salpare, egli saluta il suo collega e capitano Giles così: “good-night, captain Giles, goodnight”[5]. Questo saluto riecheggia quello di Ofelia prima che si butti nelle acque per trovare la morte; in questo caso, il giovane capitano sta partendo per mare, dove troverà la morte della giovinezza, che lo porterà poi a una rinascita in uomo maturo.
All’inizio del terzo capitolo, il giovane capitano entra nella sua nave e ne prende il comando; ed è anche da questo capitolo in avanti che iniziano le somiglianze con The Rime of the Ancient Mariner. Una delle prima persone con cui il protagonista viene a contatto è il primo ufficiale Burns, uomo abbastanza eccentrico e soprattutto un uomo che crede alle storie di fantasmi e spiriti malefici senza porsi alcun dubbio. Inizia difatti a parlare del vecchio capitano, morto a bordo e seppellito in mare, come di un’anima maledetta che ha condannato la sua stessa ciurma.
He used to keep the ship loafing at sea for insrutable reasons. Would come on deck at night sometimes, take some sail off her, God only knows why and wherefore, then go below, shut himself up in his cabin, and play on the violin for hours – till daybreak perhaps.[6]
Così racconta Burns del capitano, come fosse un’anima in pena che veleggia sul mare portandosi dietro la sua ciurma senza speranza. Il primo ufficiale continua raccontando che un giorno il capitano decise di fare porto ad Haiphong, e lì la nave rimase per una settimana inutilmente, mentre il vecchio comandante passò il suo tempo in un bordello insieme a una prostituta senza curarsi mai della ciurma. Dopo sette giorni, tornò senza preavviso di notte sulla nave e la portò al largo in direzione di Hong-Kong. Consapevole dell’impossibilità dell’impresa, soprattutto per la scarsità delle riserve di acqua potabile, Mr Burns se ne lamenta al capitano che però lo costringe a proseguire per quella rotta. Il capitano dà ordine di far proseguire a rilento la nave e contemporaneamente si ammala fino a diventare moribondo, lasciando il grosso del lavoro al primo ufficiale, il quale esasperato per la conduzione senza logica della nave e consapevole della mancanza d’acqua, decide di far rotta su un altro porto più vicino per poter far rifornimento e partire successivamente per Hong-Kong. Quest’ultimo però lancia una maledizione contro la nave:
the old man gave him a look of savage spite, and said these atrocious words in deadly, slow tones: ‘If I had my whish, neither the ship nor any of you would reach a port. And I hope you won’t’ […] That night he used the last of his strength to throw his fiddle over the side […] ‘And it’s my belief he would have tried to take the ship down with him if it had been in human power”.[7]
Senza un motivo apparente, il vecchio capitano vuole distruggere la nave, quasi come se volesse punire se stesso e la ciurma per un crimine che però nessuno riesce a comprendere. Non a caso, il giovane capitano attribuisce questo comportamento del suo predecessore a una forza malefica: “it appeard that even at sea a man could become the victim of evil spirits. I felt on my face the breath of unknown powers that shape our destiny”[8]; pur volendo rimanere razionale il più possibile, non riesce a trovare altra soluzione se non quella che una forza soprannaturale si sia impossessata del vecchio capitano portandolo a compiere gesti assurdi e a pronunciare parole senza logica.
Prima ancora di riuscire a portare la nave in mare aperto, la ciurma si ammala, probabilmente di malaria, tanto che il cambusiere viene portato a terra e muore poco dopo; la seconda vittima grave, che però riesce a sopravvivere, è proprio Mr Burns, il quale inizia a fantasticare e farneticare che questa epidemia sia opera dello spirito del vecchio capitano, infatti leggiamo che il vecchio capitano “had whished him dead. Had wished all hands dead… ‘What do you want to stand in with that wicked corpse for, sir? He’ll have you too’”[9]. Il primo ufficiale addita il vecchio capitano come responsabile della malattia, poiché in vita aveva maledetto la nave e aveva promesso che avrebbe portato tutti alla morte con lui.
Ciò nonostante, tre giorni dopo riescono a prendere il largo e il giovane capitano è sicuro di essersi lasciato alle spalle ogni guaio e pensa “once at sea I was not afraid of facing anything. The sea was now the only remedy for all my troubles”[10]; l’acqua è per lui ancora una forza purificatrice, un elemento che ha il potere di spazzare via tutti i mali e i guai dell’uomo. Ma le sue speranze di un’acqua positiva e amica vengono distrutte non appena la nave viene lasciata al largo dal rimorchiatore: i marinai vanno incontro a una bonaccia, il mare diventa un deserto, dove gli uomini sono bloccati sotto il sole tropicale senza poter fare nulla.

Conrad scrive “with her anchor at the bow and clothed in canvas to her very truck, my command seemed to stand as motionless as a model ship set on the gleams and shadows of polish marble”[11]; queste parole sono riconducibili a quelle di The Rime of the Ancient Mariner dove nella seconda parte leggiamo “day after day, day after day,/we stuck, nor breath nor motion;/as idle as a painted ship/upon a painted ocean”[12]: entrambe le navi si trovano bloccate in mare, senza che il vento o l’acqua le conduca da nessuna parte, come se un maleficio fosse piombato su di esse e le tenesse immobili.
Secondo Mr Burns è colpa dello spirito del vecchio capitano, il quale si trovava “ambushed down there under the sea with some evil intention”[13], diventato una sorta di fantasma del mare che vuole a tutti i costi compiere la sua missione di trascinare con sé la nave negli abissi. Il giovane capitano continua a minimizzare le farneticazioni del primo ufficiale, il quale però è convinto che la natura della bonaccia sia malefica. Pian piano, anche il protagonista inizia a credere che possa essere una forza soprannaturale a tenerli legati e a non far progredire la nave come egli vorrebbe: è proprio lui che parla di un evil spell che porta correnti misteriose che fanno deviare la nave e brezze che si alzano e cadono subito dopo senza che possano risultare utili alle vele. Il capitano arriva addirittura a dire a Mr Burns, l’unico che forse non l’avrebbe creduto pazzo, che la situazione di stallo e spostamenti intermittenti che il mare faceva loro compiere a sui piacimento “it’s like being bewitched”[14]. Subito dopo, però, nega di credere che sia un maleficio messo in atto dal vecchio comandante, ma allo stesso tempo non riesce a darsi una spiegazione delle correnti e dei venti che non hanno nulla a che fare con il luogo e con la stagione. Per questo motivo, nella sua mente diventa sempre più forte l’idea che solo una forza malevola potesse essere la causa della natura impazzita.
Il mare da elemento benevolo e purificatore diviene “barren, monotonous and without hope”[15]: è appunto un deserto arido e sterile, dove la ciurma rischia di trovare lentamente la morte. La situazione precipita quando viene scoperto che non c’è più chinino, il farmaco per combattere la malaria: le bottigliette che sembravano nuove e incartate di esso in realtà sono vecchie bottiglie riempite di sabbia. Il responsabile è molto probabilmente il capitano defunto, che per pagare la prostituta ha venduto il chinino rimasto, per poi rimettere le bottigliette a posto e incartate per non far scoprire l’inganno da nessuno.
Complice il caldo e il clima tropicali, la salute dei marinai continua a peggiorare sempre di più, tanto che in alcuni momenti sono solo in quattro ad avere le forze per governare la nave. Gli unici che sembrano immuni alla malattia sono il giovane capitano e il cambusiere Ransome il quale però è affetto da una malformazione del cuore e perciò non può essere di aiuto nel governo della nave. Il giovane capitano, appunto, non si ammala mai, e viene fatto supporre che sia dispensato da questo male perché non faceva parte della ciurma sotto i comandi del vecchio capitano: ha la sventura di trovarsi su quella nave maledetta, ma non ha lo stesso destino degli altri marinai che invece vengono colpiti duramente non solo dalla bonaccia e dalla mancanza d’acqua, ma anche dalla malattia.
“I expected to meet reproachful glances”[16] è un’eco ancora della ballata di Coleridge quando leggiamo che ogni marinaio poco prima di morire “turned his face with a ghastly pang,/and cursed me with his eye”[17]. E ancora leggiamo in Cornad “those men were the ghost of themelsves”[18] che ricorda la “ghastly crew” di Coleridge; si muovono come i cadaveri guidati dagli spiriti beati della ballata, ma nel romanzo benché la morte sia vicina non è ancora giunta per loro. Nella ballata di Coleridge, i marinai maledicono il Mariner perché colpevole dell’uccisione dell’albatro, mentre nel romanzo di Conrad il protagonista teme di perdere la fiducia della sua ciurma e che lo incolpino della situazione in cui si sono venuti a trovare. Egli stesso dice che però al contrario nessuno di loro perderà mai la stima del capitano e seguiteranno a compiere il loro dovere anche allo stremo delle forze, ed è forse proprio questo che li salva dal destino che invece aveva colpito i marinai di Coleridge, che cambiano opinione e non rimangono leali.
Poi anche qui arriva la pioggia, che dà inizio a una lotta per la sopravvivenza. Prima ancora che si possa rendere conto che il rumore che sente sono gocce di pioggia, il protagonista le chiama “mysterious devilry”[19], poiché anche lui è ormai è entrato nell’ottica che ciò che sta capitando alla nave è causato da una forza malvagia e qualsiasi cosa succeda fa parte del disegno di essa. Infatti inizia una tempesta: “suddenly the darkness turned into water”[20], l’acqua colpisce ferocemente la nave, rischiando di far annegare i marinai, che lottano per non farla affondare.
Burns, ancora convalescente, esce dalla sua cabina perché convinto che la tempesta sia causata dal vecchio capitano e vuole combattere; infatti afferma “boldness. The only way to scare the old bullying rascal”[21]. Sembra che sia effettivamente una forza soprannaturale a governare la nave, non a caso il protagonista dice di avere la strana sensazione che ci sia una forza estranea a guidare la nave. La tempesta porta la nave in acque calme, ma subito dopo si ripresenta lo spettro della bonaccia che arresta la nave. Burns inizia a inveire contro il vecchio capitano e inizia a gridare e a ridere in modo raccapricciante, finché sviene e viene portato a letto dai suoi compagni. Ma proprio questa risata che spaventa marinai e capitano sembra far scomparire il potere malefico che fino a quel momento aveva guidato la nave, difatti leggiamo “by the exorcising virtue of Mr Burns’ awful laugh, the malicious spectre had been laid, the evil spell broken, the curse removed. We were now in the hands of a kind and energetic Providence”[22].
La nave viene ora condotta da una forza benevola che la porta al sicuro verso Singapore, conducendo sani e salvi i marinai verso la terra ferma. Giunti al porto, i marinai vengono presi in cura dai medici; il capitano li guarda sbarcare, ma per lui sono diventati “an embodied reproach of the bitterest kind”[23], come se la loro vista fosse un rimprovero nei suoi confronti per le sue azioni e per il dolore che hanno dovuto subire. Nel romanzo di Conrad “as death ravages his ship, the young captain […] is overwhelmed by his inability to take control and act in a crisis, and moves from speculation to conviction about his weakness”[24], ma alla fine comprende che la sua non era incapacità in quanto tale, ma semplicemente l’inesperienza della gioventù: ha attraversato la linea d’ombra e ha compreso di essere un uomo come gli altri e in quanto tale non perfetto, scacciando così il senso di colpa.
Morte della giovinezza
Il giovane capitano dopo questa esperienza cambia aspetto, tanto è vero che il medico gli dice “you look queer”[25]: non è più lo stesso ragazzo che venti giorni prima aveva lasciato il porto, ma l’esperienza lo ha trasformato, lo ha reso più saggio, tanto che lo stesso protagonista dice al capitano Giles “I feel old. And I must be. All of you on shore look to me just a lot of skittish youngsters that have never known a care in the world” e Giles risponde “you do look older”[26]. In effetti, l’acqua l’ha fatto rinascere a nuova vita, una rinascita interiore: per mare è morto il ragazzo ed è nato l’uomo.
La causa della maledizione da cui la ciurma deve purificarsi resta oscura. Un’ipotesi potrebbe essere quella per cui il vecchio capitano durante il soggiorno di una settimana a Haiphong avendo intrattenuto una relazione passionale con una prostituta asiatica, di cui il giovane capitano e Mr Burns trovano una foto, si sia immerso troppo nella cultura e nello spirito degli autoctoni, tanto da perdere il lume della ragione e voler affondare la sua nave che è composta solo da uomini d’origine europea. Il vecchio capitano non ha semplicemente osservato l’Altro, ma ha cercato di entrate totalmente nel suo mondo, distruggendo però la sua identità, tornando alla nave stravolto e malato e di lì a poco morirà. La sua morte però non passa attraverso un’espiazione dal male, perciò la maledizione viene tramandata al resto della ciurma e al nuovo capitano, i quali con il loro viaggio avranno il compito di esorcizzare il male attraverso il deserto della bonaccia e la tempesta d’acqua, portandoli a una nuova vita.
Testo tratto dalla tesi di laurea magistrale di Rossana Pasian ”Water, water everywhere”: l’acqua in Coleridge, Conrad, Eliot e Joyce, anno accademico 2015/2016, Università degli Studi di Siena.
[1] Joseph Conrad, “The Shadow Line”, in The Secret Sharer and Other Stories, edited by John G. Peters, New York, Norton Critical editions, 2015, p. 379.
[2] Ivi, p. 43.
[3] Robert Lynd, “Mr Conrad”, in ivi, p. 389.
[4] Conrad, “The Shadow Line”, cit., p. 66.
[5] Ivi, p. 77.
[6] Ivi, p. 85.
[7] Ivi, p. 88.
[8] Ivi, p. 89.
[9] Ivi, p. 94.
[10] Ivi, p. 95.
[11] Ivi, p. 97.
[12] Coleridge, La Ballata del Vecchio Marinaio, cit., p. 82.
[13] Conrad, “The Shadow Line”, cit., p. 97.
[14] Ivi, p. 103.
[15] Ivi, p. 107.
[16] Ivi, p. 114.
[17] Samuel T. Coleridge, La Ballata del Vecchio Marinaio, a cura di Ginevra Bompiani, Milano, BUR, 1973, (The Rime of the Ancient Mariner, London, J&A Arch, 1789), p. 92.
[18] Conrad, “The Shadow Line”, cit., p. 120.
[19] Ivi, p. 122.
[20] Ivi, p. 123.
[21] Ivi, p. 124.
[22] Ivi, p. 130.
[23] Ivi, p. 133.
[24] Meyers Jeffrey, “Allusions and Meaning in Conrad’s The Shadow Line”, in Style, vol. 49, n. 2, 2015, p. 152.
[25] Conrad, “The Shadow Line”, cit., p. 132.
[26] Ivi, p. 134.
[27] Pyeaam Abbasi & Alireza Anushiravani, “The Ancient Mariner: Colonizer or Colonized?”, in Journal of Research in Peace, Gender and Development, vol. 1, 2011, p. 2.
[28] Ivi, p. 3.
[29] Ivi, p. 4.
[30] Gaston Bachelard, Psicanalisi delle Acque. Purificazione, Morte e Rinascita, trad. it. M. Cohen Hemsi & A.C. Peduzzi, Como, Red, 2006 (I ed. 1986), p. 187.