“IT” di Stephen King: una storia, mille facce
Romanzo di formazione, horror, fantasy, sulla società statunitense: tutto questo (e non solo) è il grande romanzo IT di Stephen King, così come la malvagia creatura da cui prende il titolo ha mille facce. I temi di questo romanzo sono molti, tra cui male, immaginazione e… sessualità.

Il romanzo horror IT dello scrittore statunitense Stephen King, pubblicato nel 1986, è sicuramente una pietra miliare della letteratura mondiale; un’opera che in più di 1.000 pagine racconta la società del Maine, ma che affronta anche temi universali come la paura, la morte, l’immaginazione e tanti altri.
Sicuramente è un romanzo che lascia il segno nel lettore, non per forza per la paura che può provocare (per esempio, io non ho avuto incubi durante la lettura), ma soprattutto per tutte le luci che accende su diversi argomenti e sulle molteplici riflessioni che scatena man mano che la narrazione prosegue. Pr ovvie ragioni, non posso affrontare tutti i temi in questo articolo, ma mi soffermerò su alcuni.
La trama
Ma prima di tutto, facciamo un ripasso della trama. Sicuramente più o meno la conosciamo tutti, ma non diamo nulla per scontato…
IT di Stephen King è un romanzo horror che segue un gruppo di amici, conosciuti come il “Club dei Perdenti”, che crescono nella cittadina di Derry, nel Maine. La città è infestata da una misteriosa entità malvagia chiamata “It”, che assume spesso la forma di un clown inquietante di nome Pennywise per attirare le sue vittime, principalmente bambini.
I protagonisti, legati da un’amicizia profonda, scoprono che questa creatura si risveglia ciclicamente per seminare il terrore. Decidono di affrontarla e combattere il male che si annida nelle profondità di Derry, mettendo alla prova il loro coraggio e la loro unità. La storia alterna due linee temporali: la loro infanzia (1957-1958), in cui affrontano It per la prima volta, e l’età adulta (1985), quando si ritrovano per concludere ciò che avevano iniziato anni prima.
Il male e l’immaginazione: due facce della stessa medaglia
In IT, Stephen King utilizza il male e l’immaginazione per esplorare temi universali sulla condizione umana. Il male, rappresentato da Pennywise, è una forza distruttiva che si nutre di paura, oblio e indifferenza. L’immaginazione, d’altra parte, è una forza creativa e redentrice, che permette ai protagonisti di affrontare le loro paure e di rompere il ciclo del male. Questi due temi, apparentemente opposti, si intrecciano nella narrazione in modi complessi, offrendo ai lettori una riflessione sulla natura del coraggio, della paura e della creatività umana.

Pennywise è la personificazione delle paure più profonde e intime dei personaggi. La sua capacità di trasformarsi in ciò che terrorizza maggiormente ciascuna vittima dimostra che il male si nutre di vulnerabilità umana. Questo tema suggerisce che il male non è solo esterno, ma trova terreno fertile nelle insicurezze e nei traumi delle persone.
Un aspetto distintivo di IT è il ciclo del male. Pennywise emerge ogni 27 anni, portando distruzione e morte. Questo ciclo sottolinea come il male, se non affrontato, si ripresenti incessantemente, influenzando generazioni successive. La città di Derry è complice di questo ciclo, con la sua comunità spesso indifferente o complice delle atrocità che si verificano. King mostra che il male prospera anche grazie all’indifferenza e all’oblio. Gli adulti di Derry sembrano incapaci di percepire o ricordare gli orrori causati da Pennywise, una metafora potente dell’omertà sociale e del fallimento nell’affrontare i problemi alla radice.
Se il male rappresenta la distruzione e la corruzione, l’immaginazione è il suo opposto, una forza che permette ai protagonisti di affrontare IT e di trovare un senso di speranza e redenzione. Durante l’infanzia, i membri del Club dei Perdenti possiedono una connessione profonda con la loro immaginazione. Questo li rende capaci di credere nell’impossibile e di creare armi simboliche, come le biglie d’argento, che possono danneggiare IT. La loro immaginazione è una fonte di forza e coraggio che li distingue dagli adulti, spesso limitati dalla razionalità e dallo scetticismo.
La fede (non intesa in senso religioso) e l’immaginazione, inoltre, sono strettamente connesse nel romanzo. I Perdenti riescono a combattere IT perché credono profondamente nelle loro capacità e nelle soluzioni che creano. Questo suggerisce che il potere dell’immaginazione risiede nella sua capacità di modellare la realtà, trasformando la paura in azione e resistenza. L’immaginazione non è solo uno strumento per combattere il male, ma anche un mezzo per sopravvivere al trauma. Attraverso la fantasia, i Perdenti creano un rifugio mentale che li aiuta a fronteggiare le difficoltà della loro vita, sia personali che collettive. Questa capacità di immaginare un futuro migliore è cruciale per la loro lotta contro Pennywise.
Pennywise, però, si nutre dell’immaginazione negativa, trasformando le paure interiori in realtà tangibili. Questa manipolazione mostra come il male possa sfruttare le risorse più potenti dell’umanità per il proprio vantaggio. Nonostante il tentativo di Pennywise di usare l’immaginazione contro le sue vittime, i Perdenti dimostrano che la creatività e la fede possono superare la paura. Il rituale di Chüd, che richiede uno scontro mentale e simbolico con IT, è l’apoteosi di questa idea. Attraverso l’immaginazione, i Perdenti trasformano la loro vulnerabilità in forza.
Il cibo può essere la vita, ma la fonte del potere è la fede, non il cibo. E chi più di un bambino è capace di un atto di fede assoluta?
La sessualità: un’immagine simbolica
Nel romanzo, una delle scene più discusse e controverse è quella in cui i membri del Club dei Perdenti, ancora bambini, partecipano a un atto sessuale collettivo nel sottosuolo di Derry, dopo la loro prima battaglia contro IT. Questo passaggio narrativo ha generato intense polemiche sin dalla pubblicazione del libro nel 1986, ma a un livello simbolico offre diversi spunti interpretativi legati ai temi centrali del romanzo: l’amicizia, la crescita e il superamento delle paure infantili.

Uno dei temi principali di IT, infatti, è la transizione dall’infanzia all’età adulta e come le paure dell’infanzia possano lasciare segni profondi. La scena in questione può essere interpretata come un rito di passaggio simbolico, un momento in cui i Perdenti abbandonano la loro innocenza per entrare in una nuova fase della vita. Affrontare IT rappresenta già un processo di crescita emotiva e mentale. Tuttavia, la scena di sesso collettivo agisce come un catalizzatore: è un gesto che segna una transizione irreversibile, una presa di coscienza del loro legame e della loro forza collettiva. La perdita dell’innocenza qui non è vista solo in termini negativi, ma come un passaggio necessario per affrontare la vita adulta e le sue complessità.
La scena si verifica in un momento di vulnerabilità estrema. Dopo la loro battaglia con IT, i Perdenti si sentono disorientati e perduti nelle fogne. La proposta di Beverly Marsh di condividere un atto intimo con ciascun membro del gruppo è descritta nel romanzo come un modo per ristabilire il loro legame e rafforzare la loro unità. Il Club dei Perdenti si basa su un profondo senso di amicizia e solidarietà, elementi che li rendono capaci di affrontare IT. Il gesto è quindi simbolico: rappresenta la necessità di connettersi a un livello più profondo per superare le sfide e i traumi condivisi. Anche se per molti lettori la scena risulta disturbante, nel contesto del romanzo è un atto che simboleggia la forza dell’unità e del supporto reciproco.
La scoperta della sessualità è un elemento chiave della pubertà e della crescita. La scena può essere vista come un riflesso della confusione, del caos e delle emozioni contrastanti che accompagnano questa fase della vita. Nel contesto di IT, un romanzo profondamente radicato nei conflitti tra innocenza e maturità, l’atto sessuale rappresenta un territorio sconosciuto che i Perdenti esplorano insieme. Non è descritto in termini di piacere o desiderio, ma come un momento di crescita emotiva e scoperta di sé e degli altri.
La battaglia contro IT è una lotta per la sopravvivenza. IT rappresenta la morte, la paura e il trauma, mentre il legame tra i Perdenti è una celebrazione della vita e della speranza. In questo contesto, la scena sessuale può essere letta anche come un’affermazione simbolica della vita di fronte alla morte. Il gesto è un atto intimo e umano che si contrappone alla disumanità e al male incarnati da IT. Dopo aver affrontato un orrore indicibile, i Perdenti riaffermano la loro esistenza e il loro potere collettivo attraverso un atto di connessione profonda.
Un tema ricorrente, infine, in IT è la natura fugace della memoria. Da adulti, i Perdenti dimenticano gran parte degli eventi legati alla loro infanzia, inclusa questa scena. Questo suggerisce che l’atto, pur essendo simbolicamente significativo nel momento in cui avviene, viene trasceso nel tempo. La scena può essere quindi interpretata come una metafora della transitorietà delle esperienze emotive e della forza dei legami formati durante l’infanzia. Anche se il ricordo si dissolve, l’impatto emotivo e il significato di quei momenti rimangono fondamentali per il loro sviluppo come persone.
Buona lettura!
Rossana Pasian
Se vuoi saperne di più…
- Stephen King è il protagonista del 20esimo episodio del podcast “Morgana”, ideato da Michela Murgia e Chiara Tagliaferri.