Obbligo sociale: “Ragazze perbene” di Olga Campofreda
Ruoli predefiniti, scelte “obbligate” di vita, percorsi già scritti e regole da seguire. Quanto la società spinge le persone ad avere un certo tipo di vita, anche a costo di fare del male agli altri e a sé stessi? Quanto è difficile opporsi? Questo è il tema principe di Ragazze perbene, romanzo di Olga Campofreda.

In Italia, si sa, c’è una certa ossessione per gli obblighi sociali, o meglio per il seguire un certo stile di vita, percorrere tutti le stesse tappe con le stesse tempistiche. Devi studiare (fino a che livello poco importa), trovare un lavoro che ti consenta di mantenerti adeguatamente, sposarti e fare figli (almeno due). Per le donne in particolare, ci sono degli schemi ancora più rigidi: studiare, avere un lavoro non troppo impegnativo, avere pochi fidanzati, sognare il giorno del proprio matrimonio come il più bello della propria vita, fare figli velocemente e scegliere un lavoro poco impegnativo per stare dietro a casa e figli (oppure non lavorare proprio). Ma tutte le ragazze vogliono davvero queste cose?
Questa è la domanda su cui si regge Ragazze perbene, romanzo di Olga Campofreda e pubblicato da NN Editore. Clara, la protagonista, ha dei forti dubbi in proposito, anche se ha passato molti anni a sperare in qualche modo di rientrare in un certo canone, ma diventando ben consapevole che non ci sarebbe mai riuscita.
Quante porte ci separano dalla versione di noi stessi che più ci assomiglia? E da quella che diciamo di essere?
La trama
Per scappare dal futuro già scritto che l’attendeva nella sua città natale, Caserta, Clara si trasferisce Londra dove insegna italiano, e colleziona diversi appuntamenti attraverso Tinder. Il matrimonio della perfetta e bellissima cugina Rossella, con cui era particolarmente legata da bambina, la costringe a tornare per qualche settimana in Italia, dove rivede e affronta il mondo provinciale da cui era scappata anni prima: le vecchie compagne di scuola, il futuro sposo Luca con cui aveva avuto un’amicizia segreta in adolescenza, i parenti che sembrano rimasti intrappolati in un ruolo da cui non possono fuggire (almeno sotto la luce del sole).

Rossella, però, a un certo punto scompare per tre giorni. Clara capisce che la cugina sta nascondendo qualcosa, ma gli anni di lontananza non le permettono di comprendere di cosa si tratti. La risposta è nel diario segreto della sposa…
Ruoli prestabiliti da cui non si può scappare
Seguire l’obbligo sociale porta felicità? Quello che scopre Clara nel suo soggiorno a Caserta è che no, se seguire il sentiero che è già stato scritto non corrisponde alla propria natura interiore è automatica l’infelicità. Lei si è sempre considerata, o è stata considerata, una pecora nera, una “ragazza non perbene”; ma alla fine è l’unico personaggio che si muove dentro Caserta a vivere seguendo la sua natura e la sua serenità, seppur con momenti di dubbio e difficoltà.
Al contrario, i suoi famigliari come la zia, la nonna e soprattutto Rossella hanno scelto di recitare a vita la parte delle ragazze perbene, appunto, sotterrando definitivamente la propria felicità per restare aderenti a un canone e a un certo tipo di vita, che però è fallimentare.
Questo non vale solo per le donne, però. Luca, il futuro sposo e vecchio amico di Clara, vive una vita che gli sta stretta, ma sceglie (o si sente costretto a scegliere) una vita che non gli si confà. Questo perché gli è stato insegnato che le cose devono essere fatte in un certo modo, ci sono delle regole da seguire e se non lo si fa si diventa degli outsider.
Il godimento delle donne anziane nel vedere due giovani sposi è un sentimento perverso. Sotto uno strato di genuina felicità per ciò che si crede sempre essere amore, giace la soddisfazione di vedere compiuta ancora una volta la stessa formula della loro storia. La ripetizione dei gesti, l’inserimento della nuova coppia in un posto preciso e identificabile, lei che si prenderà del tempo dal lavoro per badare ai bambini, i bambini che verranno sempre prima, il segno del caffè intorno ai fornelli, il graffio sul parquet, la chiamata al tappezziere per rimuovere lo smog dalle tende del balcone. Vite come versi formulari di cui cambiano i dettagli ma non la sostanza. Così sorridono le donne anziane al passaggio dei novelli sposi, pensando che tutto sommato il mondo va come è sempre andato e loro hanno fatto il proprio dovere affinché continuasse.
La felicità non è contemplata in questo contesto, ma è solo recitata; mentre l’infelicità è latente, ma non può essere espressa. Così come i propri desideri, soprattutto quelli delle ragazze perbene: non devono esistere, se non nella forma che è stata scelta generazioni prima dalla società.
Buona lettura!
Rossana Pasian