Un Grand Tour del macabro: “Piccoli suicidi tra amici” di Arto Paasilinna

Un argomento tanto delicato, ma affrontato con umorismo e “leggerezza”: Piccoli suicidi tra amici di Arto Paasilinna è un romanzo allo stesso tempo divertente, paradossale, ma molto ancorato alla realtà. Nel corso della storia, impariamo a conoscere i membri della compagnia dei “Morituri Anonimi”, un mix di umanità che ha una cosa in comune: la voglia di farla finita.

Cosa succede quando due aspiranti suicidi cercano di farla finita nello stesso posto, ma falliscono? Da questa tragicomica immagine prende avvio il romanzo Piccoli suicidi tra amici di Arto Paasilinna, pubblicato in Italia dalla casa editrice Iperborea. La storia, come viene definita da Diego Marani nella postfazione, è un Grand Tour del macabro, dove il pensiero ricorrente di tutti i personaggi è uno solo: la morte. Eppure, nella loro avventura, c’è tanta vita.

Il tema del suicidio è molto sentito in Finlandia. Infatti, benché sia considerato uno dei Paesi con il miglior tenore di vita, conta 1.500 circa suicidi l’anno su una popolazione di soli cinque milioni e mezzo di abitanti. Un numero altissimo, quindi, che Paasilinna “spiega” con la natura malinconica dei finlandesi.

La trama del romanzo

Il racconto prende avvio dal fallito suicidio di Onni Rellonen, imprenditore fallimentare di 50 anni con un matrimonio alla deriva, e del colonnello Kemppainen: entrambi gli uomini si ritrovano in un fienile nella notte di San Giovanni per lo stesso scopo, ma i loro propositi di farla finita vanno in frantumi. A questo punto, i due sventurati si chiedono quanta gente sia alla ricerca della morte come loro, mettono quindi un annuncio sul giornale (siamo negli anni ’80 del XX secolo) per creare la Libera Associazione Morituri Anonimi. Centinaia di persone rispondono all’annuncio, tanto che i due devono chiedere l’aiuto della vicepreside Helena Puusaari (un’aspirante moritura che vive vicino a loro) per rispondere a tutti. Viene quindi organizzata una serata a Helsinki, dove i “morituri anonimi” si incontrano per sfogarsi e parlare dei propri propositi di suicidio. Una quarantina di loro, tra cui Onni Rellonen, il colonnello Kemppainen e la vicepreside Puusaari, decidono di imbarcarsi in un viaggio on the road su un pullman con uno scopo ben preciso: compiere un suicidio di massa buttandosi dalla scogliera con il mezzo.

Fallire un suicidio non è poi la cosa più tragica del mondo: non si può riuscire sempre in tutto.

Il viaggio verso la vita o la morte?

Come dicevo prima, il viaggio in pullman dei “morituri anonimi” ha lo scopo di effettuare un suicidio di massa buttandosi dalla scogliera di Capo Nord, ma questo cammino è pieno di vita. I personaggi si scambiano le loro esperienze, cercano di vivere come una vacanza questo viaggio verso la morte, che li porterà a vagare non solo per la Finlandia e la Norvegia, ma anche verso sud, in Francia, Svizzera e Portogallo.

Sul pullman c’è un mix di umanità: dalla donna con il marito violento, all’imprenditore fallito, al malato terminale, al domatore di visoni, ricchi, poveri, acculturati, semi-analfabeti eccetera. Un piccolo spaccato di mondo, che racchiude in sé tutte le disgrazie dell’essere umano e le sue fragilità dette e non dette. Eppure c’è anche la luce. Quello dei “morituri anonimi” è un viaggio divertente, pieno di risate, rivincite e prese di coscienza. Il viaggio, in letteratura, è soprattutto questo: una scoperta di sé e dell’Altro, in questo caso della vita che si ha e della morte che si vuole ardentemente.

I “morituri anonimi”, inoltre, vogliono morire lanciandosi nel vuoto, che sia da una scogliera o da una montagna. Un salto nell’ignoto della morte, forse perché hanno il terrore del (salto nel) vuoto in vita? La paura è la grande compagna di questo viaggio, ma è paura della vita o della morte?

Si può scherzare con la morte, ma con la vita no.

Buona lettura!

Rossana Pasian

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