Una finestra sulle nostre nonne: “Quaderno proibito” di Alba de Céspedes

Gli inizi degli anni Cinquanta sono stati anni di ricostruzione: la guerra era finita da pochissimo e c’era un Paese da rilanciare completamente. Ma le donne come stavano? Ci apre una finestra sul mondo visto con gli occhi delle donne il romanzo Quaderno proibito di Alba de Céspedes, mostrando alle ragazze e alle donne del XXI secolo quanto siano cambiate le cose.

Scrittrice Alba de Céspedes, Roma, 1952 (Italian magazine Epoca, Vol. VII, n. 86, 31 May 1952)

Gli anni Cinquanta non vengono molto studiati a scuola, o almeno era così fino a qualche tempo fa. Quello che molti di noi sanno di quel periodo storico arriva dai racconti dei genitori e dei nonni che l’hanno vissuto, ma anche (se non soprattutto) dai film e dai libri ambientati negli anni Cinquanta. Nell’immaginario, sono uno dei periodi più scintillanti dell’Italia: era sì distrutta dalla guerra, ma proprio per questo era un luogo da ricostruire e quindi pieno di possibilità per tutti. Ma davvero era così?

La risposta non può che essere sì, ma non era solo quello. Con la Seconda Guerra Mondiale erano cambiate molte cose, ed era stato piantato il seme di tutte le future lotte e rivendicazioni che sarebbero arrivate nei decenni successivi, per esempio quelle che riguardavano le donne e il loro ruolo nella società. Non c’erano solo padri costituenti, ma anche madri costituenti che hanno lottato durante la guerra civile italiana e contro il Fascismo. Una delle donne che ha lottato per un’Italia migliore è Alba de Céspedes. Se non possiamo definirla una femminista vera e proprio, certamente è una protofemminista, che con i suoi scritti ha mostrato la realtà e l’intimità delle donne della sua epoca.

Quaderno proibito non fa eccezione, anzi nella sua forma di diario risulta uno scritto molto intimo. Infatti, la stessa autrice ha detto di essersi ispirata alla sua vita.

La trama

Una domenica mattina di novembre del 1950 Valeria Pisani, una donna romana intorno alla quarantina apparentemente appagata, moglie di Michele Cossati e madre dei giovani Riccardo e Mirella,  entra casualmente in una tabaccheria e d’impulso acquista un quaderno. Ritornata a casa, Valeria omette di confessare alla famiglia quella che sembrerebbe un’insignificante trasgressione e, se in un primo tempo riporta sul quaderno solamente delle banali considerazioni sugli incolori avvenimenti della sua grigia vita quotidiana, poi, gradualmente ma inesorabilmente, le sue riflessioni si approfondiscono.

Michele è un uomo insoddisfatto della propria vita professionale, e vorrebbe lavorare per il cinema come scrittore. Riccardo è un ragazzo “perso”, non sa cosa vuole nella vita ed è molto legato a un’idea di famiglia e donna antica: studia, ma vuole andare in Argentina per fare soldi e poter mantenere una famiglia con la fidanzata Marina, che non ha intenzione di lavorare. Mirella, al contrario, è una ragazza molto moderna, che non si tira indietro nel voler andare contro il “buoncostume” dell’epoca: studia Giurisprudenza (come il fratello, ma con più successo), lavora presso un studio di avvocati e frequenta un uomo più grande separato (il divorzio non era ancora ammesso dalla legislazione italiana). Valeria ha dovuto incominciare a lavorare a causa della brutta situazione finanziaria in cui versava la famiglia, facendo l’impiegata per l’ufficio di Guido, ma ha poi scoperto che ama lavorare e diventa la migliore; allo stesso tempo, però, si sente in dovere di ricoprire il ruolo della donna del focolare che non si riposa mai per la sua famiglia, anche a discapito della salute personale.

Te l’ho ripetuto tante volte: tu hai la possibilità di affidarti ai modello convezionali del bene e del male. Sei più fortunata. Io, invece, ho bisogno di rivederli secondo il mio giudizio prima di accettarli.

Bisnonne e nonne

Inevitabilmente, leggendo ho pensato molto alle mie bisnonne e nonne. Come Valeria, le mie bisonne sono nate a inizio Novecento, e le mie nonne a 20-30 anni di distanza come Mirella (anzi, mia nonna materna era nata proprio nel 1931 come la ragazza del romanzo). Al netto delle differenze, ovviamente, poiché nel mio caso si parla di famiglia di origine contadina e nel romanzo piccola borghesia romana.

Le donne degli anni Cinquanta si trovano in un momento di confusione: le certezze che guidavano le generazioni precedenti sono cadute, ma allo stesso tempo non sanno come porsi in questo mondo senza certezze (o meglio, che si deve costruire nuove certezze).

Valeria rappresenta la donna a metà del guado, che vorrebbe essere “nuova”, ma allo stesso tempo non ci riesce; Mirella, invece, è la donna nuova, che però deve ancora combattere contro lo stigma della società. Mirella ha capito che il mondo è cambiato, ma ha ancora le mani legate: non riesce ancora a spezzare le catene, ma sta lavorando fortemente perché questo accada. Questo crea comunque molti conflitti tra madre e figlia, che non riescono a trovare un punto di incontro, per quanto siano molto più simili di quello che credono.

Al contrario dei personaggi maschili di Quaderno proibito, che invece sono adagiati sul loro privilegio: Riccardo, per esempio, pur essendo giovane quanto Mirella (due anni in più per la precisione), vuole una donna “vecchio stampo”, che stia a casa a badare a lui, alla casa e a eventuali figli. Michele nemmeno si rende conto di quello che sta capitando nella vita, e nella mente, di sua moglie. Ovviamente, per molti uomini è comodo restare nella situazione precedente, ma non per tutti è così: Guido, il datore di lavoro di Valeria ,è uomo diverso, che ha un’altra visione del mondo.

Quello che Alba de Céspedes mostra in Quaderno proibito, quindi, non solo il mondo intimo di una donna, ma anche la confusione di un periodo storico, che ha “perso la bussola” ed è pieno di paure per il futuro, tra cui anche quello di una nuova guerra mondiale.

Mirella disapprova questo mio sentimento, lo so bene: forse lo disprezza addirittura e, col suo modo di essere, intende fare una rivoluzione contro di me. Non capisce che sono stata proprio io a renderla libera, io con la mia vita dilaniata tra vecchie tradizioni rassicuranti e il richiamo di esigenze nuove. È toccato a me. Sono il ponte del quale lei ha approfittato, come di tutto approfittano i giovani: crudelmente, senza nemmeno avvedersi di prendere, senza darne atto. Adesso posso anche crollare.

Buona lettura!

Rossana Pasian

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