Una storia condivisa: “Sofia si veste sempre di nero” di Paolo Cognetti

È il 2012 quando minimum fax pubblica il romanzo Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti. Un romanzo che è anche una raccolta di racconti, che aprono diverse porte nella vita di Sofia, fino ai suoi 30 anni.

La storia di Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti comincia letteralmente dall’inizio, quando la mamma di Sofia è in ospedale per partorirla. Da quel momento iniziamo a Sofia per i successivi trent’anni, durante i quali impariamo a conoscere non solo lei, ma anche tutto il mondo che la circonda: Rossana e Roberto, i suoi genitori; la zia Marta; l’amico d’infanzia Oscar; le coinquiline romane; la compagna di stanza in ospedale Margherita; Pietro e Juri, gli amici di New York.

Ogni pezzo della storia è narrato come una storia a sé stante: i dieci capitoli sono strutturati come racconti singoli, ma il fil rouge è sempre lei, Sofia. A volte è lei stessa a prendere la parola, e raccontare ciò che vive e ciò che sente. I capitoli, dunque, non sono una narrazione lineare, ma accendono luci in diverse fasi della vita della protagonista e di chi la circonda.

Il romanzo, uscito dalla penna di Paolo Cognetti e pubblicato da minimum fax, è stato finalista all’edizione 2016 del Premio Strega.

L’intelligenza non è saper fare, è saper imparare.

L’imperfezione è padrona

I personaggi di Sofia si veste sempre di nero hanno una caratteristica che li accomuna, oltre a conoscere Sofia: sono tutti imperfetti. Nel corso della narrazione, i loro difetti ed errori vengono in qualche modo sottolineati, senza mai giudicarli o metterli in cattiva luce. Cognetti ce li presenta così, umani peccatori e fragili, che si barcamenano come possono nel mondo e all’interno della loro esistenza. C’è chi ci riesce meglio, chi ci riesce peggio.

Sofia, soprattutto, è fragile e imperfetta. Inserita in un contesto che sembra perfetto, quello della famiglia piccolo-borghese dell’hinterland di Milano, Sofia in realtà vive in una famiglia che oggi definiremmo disfunzionale, ma che tra gli anni ’80 e ’90 non aveva ancora un’etichetta, se non quella della famiglia con qualche problema (che gli altri fanno finta di non vedere). Sofia, così come sua madre Rossana, sembrano fare particolarmente fatica a tenere insieme i pezzi della propria personalità e della propria vita, a causa di quella che sembra essere una depressione latente. Le due donne, alla fine, trovano un loro modo per barcamenarsi nell’esistenza, così come il padre di Sofia e tutti gli altri personaggi che le ruotano attorno.

[…] Lo sai che cos’è la nascita? È una nave che parte per la guerra.

Un puzzle senza bordi

Paolo Cognetti crea i dieci capitoli-racconti come se fossero un puzzle, ognuno di essi si incastra in qualche modo con il precedente e il successivo e ci danno un quadro della vita di Sofia e di chi le sta accanto. Ma questo puzzle è senza bordi: non è una descrizione perfetta della sua esistenza, ma sono momenti salienti che ci riportano alcuni pezzi, ma altri sono mancanti.

Non possiamo sapere tutto delle vite dei personaggi, così come non possiamo sapere tutto delle vite di chi conosciamo, anche di quelli che ci sembrano più vicini e intimi. Ed è quello che succede ai personaggi del romanzo: è come se avessero il privilegio di stare accanto a Sofia, ma nessuno di loro ne conoscerà a fondo l’essere. Sapranno solo quello che hanno voluto vedere, o ciò che Sofia ha deciso di far loro vedere.

Buona lettura!

Rossana Pasian