Fare un quarantotto? Che vuol dire?

Avete mai sentito l’espressione “fare un quarantotto”? Sapete cosa significa? È un modo di dire abbastanza vintage, che risale a prima dell’Unità d’Italia, precisamente al 1848, quando l’Europa tutta fu scossa da diversi moti rivoluzionari che cambiarono il corso della storia.

Pittura iconica della rivoluzione del 1848 a Berlino

“Abbiamo fatto un quarantotto!”: un’espressione che difficilmente sentirete dire da un ragazzino del XXI secolo, ma è possibile che la sentiate dire da qualcuno di più grande, soprattutto gli anziani. “Fare un quarantotto”, o anche la sua variante “è successo un quarantotto”, significa “fare (o è successo) un casino, creare confusione e disordine”.

L’origine di questa espressione è da ricercarsi molto indietro con gli anni: il quarantotto in questione è il 1848, anno in cui l’Europa venne sconvolta da una serie di moti rivoluzionari (che quindi avevano creato casino e disordine), distruggendo definitivamente il concetto di Restaurazione e portando all’inesorabile crollo delle monarchie assolute.

Anche l’espressione “mandare tutto a carte quarantotto” trova origine da questi eventi storici: in questo caso di fa riferimento alle carte e ai documenti messi in disordine dai rivoluzionari, legato ovviamente al concetto di “confusione”.

La storia del 1848: la primavera dei popoli

L’Italia

Fu la Sicilia la prima a incendiarsi: il 12 gennaio iniziarono le rivolte contro il regno Borbonico, scoppiate nella città di Palermo, ed estese poi nelle altre città dell’isola. Seguì una rivoluzione a Napoli, il 27 gennaio, che costrinse il re a promettere una Costituzione, promulgata l’11 febbraio.

Lo stesso giorno, anche Leopoldo II del Granducato di Toscana concesse la Costituzione, nella generale approvazione dei suoi sudditi. L’esempio fu seguito da Carlo Alberto di Savoia, che firmò lo Statuto Albertino del Regno di Sardegna il 4 marzo, e da Papa Pio IX che promulgò una costituzione per lo Stato Pontificio. Solo il re piemontese mantenne però lo Statuto: a dirla tutta, restò in vigore fino alla nascita della attuale Costituzione della Repubblica Italiana.

Tornando in Sicilia, il parlamento siciliano proclamò in marzo l’indipendenza e la nascita del regno di Sicilia, che sarebbe durato fino al maggio 1849. Nel napoletano la concessione e la successiva repressione delle libertà costituzionali, portò dal maggio al settembre di quell’anno a una serie di moti. Nello Stato Pontificio una rivolta interna estromise papa Pio IX dai suoi poteri temporali e portò alla costituzione della Repubblica Romana nel 9 febbraio 1849, che sopravvisse fino al 4 luglio.

In tutto il Lombardo-Veneto, al tempo sotto l’Impero Asburgico, scoppiarono numerose rivolte, come le celeberrime Cinque Giornate di Milano e la proclamazione della Repubblica di San Marco a Venezia, che diedero la spinta per l’inizio della Prima Guerra di Indipendenza, la quale però non ebbe un esito favorevole.

Episodio delle cinque giornate
Baldassare Verazzi, “Episodio delle Cinque Giornate di Milano”
L’Europa

Anche il resto d’Europa fu sconvolto da numerose rivolte. La Francia, dopo essere insorta contro il re Luigi Filippo che scelse di abdicare in favore del nipote, proclamò la nascita della Seconda Repubblica il 4 maggio 1848.

Nell’Impero Austriaco, oltre la Lombardo-Veneto, insorse anche l’Ungheria: la cosiddetta rivoluzione ungherese nacque in seguito alla dichiarazione d’indipendenza del popolo magiaro, guidato da Lajos Kossuth, dalla dominazione austriaca. L’Ungheria restò a far parte dell’Impero Asburgico, ma con un parlamento separato.

Nel 1848 a Francoforte i rappresentanti dei vari stati tedeschi si riunirono in assemblea nazionale costituente per dare un assetto unitario alla Confederazione Germanica. Divisi tra sostenitori di una Grande Germania (Großdeutschland) a egemonia austriaca e di una Piccola Germania (Kleindeutschland) a egemonia prussiana, dopo il prevalere di quest’ultima ipotesi, offrirono la corona imperiale a Federico Guglielmo IV di Prussia, al rifiuto del quale, contrario al principio della sovranità popolare, seguì la repressione nel 1849.

Solo il Regno Unito e la Russia non videro il nascere di rivolte.

Lingua, società e storia: trinomio inseparabile

Le lingue sono influenzate dalla storia e dalla società in cui vengono parlate, così come il contrario. Questo modo di dire, insieme alle sue varianti, ne sono un chiaro esempio. All’epoca questi moti furono talmente sconvolgenti da dar vita a delle espressioni che sono sopravvissute fino ai giorni nostri, quasi 200 anni dopo.

Ora stanno scomparendo e perdendo forza, ma non ancora del tutto: io stessa, nata più di 140 anni dopo utilizzo questi modi di dire, soprattutto dopo aver studiato a scuola quello che hanno rappresentato per la storia d’Europa e d’Italia. Non è da escludere che la prossima generazione continui a mantener vivo il quarantotto nella lingua quotidiana!

Rossana Pasian

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