Sotterrare i morti: la prima parte di “The Waste Land”
Entriamo nel poemetto di T.S. Eliot, parlando della prima parte di The Waste Land, intitolata “The Burial of the Dead”. Il poeta mette subito in chiaro che ormai il mondo è degradato, i fertility god di un tempo non hanno più senso e nemmeno i riti a loro dedicati. Nel mondo contemporaneo aprile è davvero il mese più crudele.

April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.Potete trovare il testo completo del poema (in lingua inglese) qui: www.poetryfoundation.org/poems/47311/the-waste-land
Con il celeberrimo inizio, il poeta ci mette subito davanti al tema della morte che non porta a rinascita. Aprile è tradizionalmente il mese primaverile per eccellenza, quello in cui la natura resuscita dopo la morte invernale; è dunque ovvio che durante questo periodo si concentrino i riti di fertilità e di rinascita di tutte le culture. Definire questo mese come crudele è paradossale, perché si nega “il momento della gioia e della festa per la rinascita della vita”[1].
Ma il paradosso viene “spiegato” dalle parole del poeta “winter kept us warm”, poiché viene segnalato il cambiamento negli uomini contemporanei, i quali “dislike to be roused from their death-in-life”[2]. Il ciclo morte-rinascita viene interrotto per volontà dell’uomo stesso, che forse si sente più protetto nella morte.
“Mixing memory and desire” è una frase importante per il suo contenuto pregnante, in quanto il poeta con queste parole ci dice cosa andrà a fare per tutto il resto del poemetto: aprile, cioè l’arrivo della primavera, mescola passato (memory) e futuro (desire), creando “il dramma del presente”[3].
Eliot con quattro parole afferma che l’uomo è un bagaglio di ricordi che sempre si porta con sé, che quindi gli archetipi della tradizione rimangono sempre in lui per tutta la durata della sua vita, ed escono fuori dall’oscurità scontrandosi e fondendosi con quello che l’uomo si aspetta per il futuro e in questo modo influenza il suo presente. Questo implica, poeticamente parlando, il mescolamento tra diversi periodi temporali, quello che viene definito da Eliot metodo mitico, cioè il “manipolare un continuo parallelismo tra il mondo contemporaneo e il mondo antico”[4]; fin dall’inizio quindi il poeta ci dice che utilizzerà questo metodo, in un continuo accostamento tra passato e presente, in quanto è l’unico metodo che “rende il mondo moderno possibile per l’arte” in cui “tempo e spazio si relativizzano, e il filo del discorso procede più per partecipazioni analogiche che non per distinzioni categoriali”[5].
In questa parte specifica del poema, da un lato “memory takes him to another spring time in youth”[6], cioè lo riporta con la mente all’episodio dell’estate sul lago Starnbergersee raccontato pochi versi dopo; dall’altro, la memoria che si mescola al desiderio: “illude l’abitante del tempo, diviso, anche dolorosamente, tra ricordo del proprio passato e visione anticipante di un futuro spaventoso ed inquietante”[7].
Ma quello che rimane nella nostra mente del passato archetipo e che possiamo portare alla luce non è una visione chiara, ma solo “a heap of broken images”, che, come i rituali primitivi, possiamo accostarlo al presente, ma non possiamo comprenderle fino in fondo.
Falsi sacerdoti contemporanei: Madame Sosotris
Madame Sosostris è certamente uno dei personaggi più famosi dell’opera: è l’emblema della degradazione degli antichi riti di fertilità e dei suoi sacerdoti, essendo la “moderna cartomante imbrogliona che degrada il rito divinatorio a superstizione materialistica”[8]. La sua attività è di leggere “a wicked pack of cards”, cioè i tarocchi, diventati nel mondo contemporaneo un mero mezzo per vedere il futuro (cosa che in realtà non possono fare). In questo passo, Madame Sosostris mostra delle carte al protagonista, di cui alcune non esistono nel vero mazzo di tarocchi, ma per Eliot hanno un forte significato simbolico e riassumono tutti i simboli presenti nel poema[9].
T.S. Eliot apprende la simbologia e l’antica funzione dei tarocchi da Jessie Weston, che in From Ritual to Romance ne riporta le possibili origini dall’Egitto e dalla Cina in cui l’uso dei tarocchi “would seem to have been, not to foretell the Future in general, but to predict the rise and fall of the waters which brought fertility to the land”[10]. Erano dunque utilizzati già nell’antichità, ma il loro simbolismo e il loro utilizzo sono sopravvissuti benché ci siano arrivati distorti, infatti è giunta fino a noi solo la caratteristica divinatoria, ma slegata dalla funzione propiziatoria per il raccolto.
Weston collega i simboli del mazzo con la leggenda del Graal e del Re Pescatore, che è per altro il racconto chiave su cui si regge il poemetto di Eliot. Infatti, il poeta richiama direttamente questa connessione parlando dei Tarocchi, quando nelle sue note all’opera afferma “The Man with Three Staves (an authentic member of the Tarot pack) I associate, quite arbitrarily, with the Fisher King himself.”.
Il Phoenician sailor è il primo accenno ai fertility gods che compariranno nel poemetto; in particolare, questo stesso personaggio ritornerà nella quarta sezione. Il drowned sailor è strettamente connesso alla figura di Tammuz-Adone (Tammuz è il nome della originaria divinità babilonese, ripresa dai Greci con il nome di Adone) descritta sia da Frazer che dalla Weston. Il mito narra della morte del dio (in alcune versioni ucciso da un cinghiale) e della sua discesa negli inferi, rendendo così la terra sterile; ma la sua amata Ishtar supplicò i sovrani dell’oltretomba di poter riportare ciclicamente per parte dell’anno il dio sulla terra, e durante questo periodo la terra sarebbe rifiorita e l’attività sessuale degli animali ricominciata. Ogni anno, nelle aree dov’era venerata questa divinità, avveniva il rito per la sua morte e resurrezione, un esempio di esse è quello che avveniva ad Alessandria d’Egitto: venivano gettati tra le onde dei feticci del dio (oppure più anticamente vittime umane), che sarebbero stati trasportati dalla corrente fino a Babilonia, il cui recupero rappresentava la resurrezione del dio[11]. È chiaro che questa divinità, e la figura che la rappresenta nel poemetto di Eliot, incarna un dio della vegetazione, il cui rito ha il compito di segnare il ciclo di morte-rinascita della terra; inoltre, è chiaro anche il suo legame con la figura di Gesù Cristo della religione cristiana, che sarà ugualmente connesso alle altre divinità che verranno presentate successivamente. Ma, come già detto, qui c’è una rinascita mancata, infatti quando tornerà, questo personaggio morirà per “death by water” (diretto richiamo al rito antico) in modo definitivo e senza speranza, proprio come Madame Sosostris mette in guardia durante la sua seduta.
Un altro personaggio che viene qui introdotto è il one-eyed merchant, il quale comparirà anch’egli successivamente, nella terza sezione, per poi fondersi nella quarta col mercante fenicio annegato (cioè il phoenician sailor di prima). Il mercante è collegato alla blank card, che rappresenta “il carico segreto che porta con sé il mercante di Smirne (cfr. sotto vv. 209-214) che, nei suoi viaggi commerciali nel Mediterraneo, era, nell’antichità, anche un messaggero del culto misterico del dio frigio della fertilità Attis”[12]. Attis è un altro ferility god, descritto da Frazer, la cui morte e successiva resurrezione aveva la stessa funzione di quella di Tammuz-Adone: anch’egli era un dio della vegetazione, ucciso e mutilato da un animale e poi trasformato in pino. Madame Sosostris non può più dunque vedere il contenuto dei riti misterici per Attis, perché la sua vista non può più cogliere il significato dei riti antichi, riportando di nuovo il motivo dell’impossibile recupero del significato del passato archetipo.
Come il significato dei riti non è più comprensibile per noi, è impossibile anche trovare i riti nel nostro mondo, infatti la chiaroveggente non trova più la carta dell’Hanged Man, il quale “nei riti della vegetazione rappresenta il dio sacrificale e redentore”[13]. Anch’egli è dunque un alter-ego, qui molto vicino, di Cristo; non trovare questa carta ci segnala che non solo il risveglio primaverile è impossibile (e non voluto), ma che anche quello spirituale non avviene. Madame Sosostris, capendo di non poter, forse mai più, trovare l’Hanged Man, cioè il dio che redime il mondo attraverso la sua resurrezione, mette in guardia dalla morte per acqua che avverrà appunto nella quarta sezione.
Infine, per completezza, Belladonna è il simbolo che racchiude tutti i personaggi femminili che appaiono nel poemetto; mentre la ruota ha una doppia valenza: da un lato rappresenta il ciclo perenne della vita, il leitmotiv di morte-rinascita incessanti; dall’altro essa è la ruota della fortuna, il casinò del mondo contemporaneo, “a sign this world is not to be trusted”[14].
Egizi, Graal e morti che germogliano
Come lo stesso Eliot afferma[15], la leggenda e la storia del rito di Osiride sono state lette e riprese da The Golden Bough, dove Frazer dedica al tema ben cinque capitoli. Il mito racconta, sinteticamente, che il dio egizio Osiride venne ucciso dal fratello Seth, il quale lo rinchiuse in una bara per poi gettarlo nel Nilo; la sua sposa Iside, dopo averlo cercato per tutto l’Egitto, riuscì a ritrovarlo e riportarlo alla vita ricomponendo il corpo smembrato. Ogni anno in Egitto veniva celebrata la resurrezione del dio, in cui “gli egiziani vedevano il pegno di una vita eterna”[16], ma allo stesso tempo era una festa della fertilità.
Frazer riporta varie versioni del culto a Osiride, ma ci segnala che era comune a tutto l’Egitto seppellire l’effige del dio morto costruita con grano e terra, “quando, alla fine di un anno o di un più breve intervallo, si riprendevano queste effigi, si trovava che il grano era spuntato dal corpo di Osiride, e ciò veniva salutato come un augurio o piuttosto come la causa della crescita dei raccolti”[17]. Sembra che inizialmente “lo spirito del grano ucciso – il morto Osiride – era rappresentato da una vittima umana”[18].
Cosa succede nella Waste Land? Il corpo non germoglia più perché siamo nel mondo moderno: “the burial of the dead is now a sterile planting – without hope”[19]. Aprile rimane il mese più crudele, e mostra l’inesistenza della speranza di una rinascita: i riti tanto sentiti dagli uomini in passato, ora non possono più essere utili.
Legandosi alla leggenda del Graal, inoltre, Smith afferma che “the sprounting of this god […] would be tantamount to a spiritual revival”[20]. Ma il mancato germogliare del dio rende impossibile ciò, e impedisce al cavaliere che cerca la coppa di Cristo di compiere il suo viaggio per trovarla e per salvare il Fisher King, come già aveva preannunciato quando scrive che la chiaroveggente non trova l’Hanged Man, cioè Cristo: il cavaliere non può quindi trovare quella spiritualità che gli permetta di salvare la terra desolata, che non ha più speranza di rinascita allora.
Ancora legato al dio Osiride, sembra essere il Dog che compare alla fine della sezione. I versi in cui comprare sono un rimando a White Devil di Webster, in particolare al lamento di Cornelia per la morte di Marcello. Allo stesso tempo, però, come afferma Foster, “the dog […] is the dog-star, which heralds the rising of the waters of the Nile and brings fertility to the land”[21]; la stessa funzione dei tarocchi nell’antico Egitto, dunque.
Inoltre il dio-cane egizio, Anubi, era il custode dell’Oltretomba e imbalsamatore di Osiride e dio dell’imbalsamazione, perciò era colui a cui si riconduceva la preparazione del corpo alla risurrezione a vita eterna. Dire di allontanare il cane sembrerebbe un modo per fermare il processo che porterebbe al risveglio, allora, con le parole di Serpieri, “di nuovo, come all’inizio, il risveglio è rifiutato, l’aprile crudele respinto”[22].
Testo tratto dalla tesi di laurea triennale di Rossana Pasian “Dialoghi mitici tra T.S. Eliot e Cesare Pavese”, anno accademico 2012/2013, Università degli Studi di Torino
[1] Note di Serpieri a The Waste Land, in T.S. Eliot, La Terra Desolata, Milano, Ed. Rizzoli, 1922 (reprinted 2007) p. 96.
[2] Cleanth Brooks, “The Waste Land: Critique of the Myth”, in Critical Essays on T.S. Eliot’s The Waste Land, a cura di L.A Cuddy & D.H. Hirsch, Boston, ed. G.K. Hall & co., 1991, p.89.
[3] Serpieri, ibidem.
[4] Eliot in Serpieri, id., p. 6.
[5] Fabio Dei, La discesa agli inferi, Lecce, Argo, 1998, p.339 e 341.
[6] Grover Smith, Memory and Desire: The Waste Land, in Cuddy & Hirsch (a cura di), Critical Essays on T.S. Eliot’s The Waste Land, Boston, ed. G.K. Hall & co., 1991, p. 122.
[7] Marianna Pugliese, “La figura mitica di Tiresia nella Waste Land di T.S. Eliot: sterilità ed eros degradato”, in Quaderno del Dipartimento di Letterature Comparate, IV, 2008, http://host.uniroma3.it/dipartimenti/lettcomp/quaderni/2008/Anglistica/Pugliese.pdf [ultima consultazione 30 maggio 2013]
[8] Serpieri, id., p. 102.
[9] Cfr. Brooks.
[10] Jessie Weston, From Ritual to Romance, Cambridge, Cambridge University Press, 1920, p. 76.
[11] Cfr. Weston e Frazer.
[12] Serpieri, id., 103.
[13] Serpieri, id., 103.
[14] John T. Mayer, The Waste Land: Eliot’s Play of Voices, in Cuddy & Hirsch, ibidem., p. 270.
[15] Cfr. nota 3.
[16] Frazer, Il Ramo d’Oro, Milano, Boringhieri, 1973, vol. II, p. 575.
[17] Frazer, id., p. 591.
[18] Frazer, id., p. 699.
[19] Brooks, id., p. 93.
[20] Smith, id., p. 127.
[21] Genevieve Foster, The Archetypal Imagery of T.S. Eliot, in Cuddy & Hirsch, id., p. 117.
[22] Serpieri, id., p. 105.