Sinfonia numero 8: pensieri liberi

Sinfonia numero 8: pensieri liberi

La prima volta che ti ho visto era in un libro. E pensare che non era nemmeno un bel libro. C’erano 8 caratteri, gli 8 caratteri che dipingevano il tuo nome. Erano talmente pochi che ti ho notato subito: era come vederti, vederti come una persona normale, rannicchiata nel tuo angolo di parole tra altre parole più altisonanti. Io ti ho visto, volevi sbirciare fuori tra gli altri nomi, ma non sapevi nuotare bene in quel fiume di parole. Di solito non amo trarre in salvo le persone, ma tu avevi qualcosa di speciale che ti rendeva così debole ai miei occhi che non potevo chiudere il libro senza agire. Mi ricordo quel giorno, era già buio, ma tu non avevi paura, tu eri abituata alla mancanza di luce su di te. Non potevo lasciarti lì, non potevo, non dopo tutto quello che hai passato. Non dopo quello che ho letto prima di poterti intravedere. Ti ho preso tra i miei fogli e ti ho portato via, perché il resto non era degno di te. Ti ho cullato tra parole più clementi, ma tu sei ancora in silenzio, non hai ancora imparato a nuotare. Non sono una brava maestra, ma ti voglio troppo bene per lasciarti ancora trasportare tra le onde fangose del mondo. Un giorno, vicino o lontano non so, dipende da me, camminerai senza scivolare sul ghiaccio e sarai tu a dover sorreggere me dal peso delle parole che scriverò. Non so ancora garantirti luce totale, ma per ora viaggeremo solitarie con la candela. Il mondo, la storia, la voce sono tuoi, ma io ne sarò responsabile, sei figlia e sorella e non posso abbandonarti. È un viaggio lungo e difficile, ma qualcosa faremo. Non so nemmeno quanto tu sia reale… per la terra sei polvere, per me un’idea viva nella mia testa, nelle mie dita. I miei occhi ti vedono l’, sempre in un angolo, in attesa, come al solito. Oggi ho deciso che il treno parte, la nostra candela può essere accesa per avere luce a sufficienza per guardarci. La cera non macchierà le tue 8 lettere e tu non ti brucerai. Io lo prometto. Non voglio cercare il Bello, ma la Verità; la tua verità è bella. Ogni tanto ricordami che devo lavorare: la mia mente in fondo non è così allenata alla tua presenza. Tu parla, io ti ascolterò, ma non dirmi cose che so, dimmi quello che voglio sentire. Parleremo a te stessa, e a nessun altro. Il mondo parteciperà al finale; all’inizio ci saremo solo noi. Prendi te stessa. E andiamocene.